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Cos’è il silenzio? Quanti tipo di silenzio si conoscono? Il silenzio sovente è associato all’omertà, alla cultura del non -dire. ( di Franco Garofalo- sociologo)

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Non parlare troppo. Stai zitto. Taci.  Quante volte abbiamo ascoltato  queste frasi pronunciate da persone adulte.  A livello sociale, queste esclamazioni possono essere considerate come espressioni di un atteggiamento negativo nei confronti della comunicazione e dell’interazione sociale.  Le frasi “non parlare

troppo” e “stai zitto” suggeriscono una sorta di limitazione o di censura del parlare e possono avere effetti negativi sulla comunicazione e sulle relazioni interpersonali perché possono creare una sorta di barriera alla comprensione e  alla condivisione delle idee e delle emozioni.  Inoltre possono influire negativamente sull’autostima e sulla sicurezza delle persone, impedendo loro di esprimersi liberamente e di sentirsi ascoltati e compresi.   A volte  il parlare  è  visto come una forma di disturbo . Tuttavia, è importante ricordare che il parlare è una forma essenziale di comunicazione che consente alle persone di scambiarsi informazioni, idee, emozioni e di creare connessioni sociali.

Il silenzio, come sappiamo,  è una forma di comunicazione che può essere interpretata in diverse maniere a seconda del contesto in cui si verifica. In generale, il silenzio può essere inteso come l’assenza di parole o azioni. Tuttavia, il silenzio stesso comunica poiché trasmette messaggi impliciti e significati sottintesi. Ad esempio, uno studente che si presenta ad un esame e non apre bocca, trasmette al docente, attraverso il silenzio, un messaggio ben preciso. Non esiste la non-comunicazione, pertanto il silenzio è una forma di comunicazione che può essere utilizzata in molte situazioni, ad esempio per indicare disapprovazione o per mostrare timidezza o incertezza. Inoltre, il silenzio può essere un’esperienza interiore di calma, riflessione e meditazione, che può aiutare a ridurre lo stress e promuovere il benessere mentale e fisico. Scegliere di stare zitto significa decidere di non parlare o di non esprimere un’opinione su qualcosa, evitare di cadere in contraddizione, evitare di mostrare agli altri le proprie debolezze e cosi  via. Questa scelta può essere ancora  motivata da diversi fattori, come ad esempio la volontà di evitare conflitti,  di ascoltare con attenzione ciò che gli altri dicono, di evitare di essere giudicati  oppure scegliere di non parlare perché colpevole di un fatto  riprovevole e dannoso per la comunità.  In ogni caso, scegliere di stare zitto è un atto di autodeterminazione che può essere fatto in determinate situazioni. E’ importante ricordare che l’essere onesti e il comunicare le proprie idee sono anche aspetti rilevanti  della vita sociale e della crescita personale.

Sovente è associato all’omertà,  alla cultura del non-dire.

L’omertà può avere effetti molto negativi su una determinata  comunità, perché spesso impedisce di far emergere verità importanti e di denunciare comportamenti sbagliati o illegali. In questi contesti, il silenzio diventa una forma di complicità, in quanto chi sa qualcosa e non lo dice si rende partecipe del male che si sta compiendo.

Da dove ha origine il  fenomeno dell’omertà?  Esso  può avere diverse origini, e spesso dipende dalle regole e dalle norme sociali che regolano la vita di una comunità.  Facciamo un esempio:  in alcune culture è considerato poco rispettoso o addirittura offensivo parlare male di qualcuno, anche se questa persona ha compiuto  un azione illecita oppure ha fatto qualcosa di  errato. In altri contesti, invece, l’omertà è  la conseguenza  di un forte senso di fedeltà al “gruppo di appartenenza”, che  trattiene  di denunciare i comportamenti scorretti dei propri componenti.

Come si  contrasta   l’omertà e il silenzio? Innanzitutto è importante   promuovere la cultura della trasparenza e della verità, in cui sia valorizzato il coraggio di denunciare le ingiustizie, i  raggiri  e di prendere posizione contro i comportamenti scorretti, specialmente  quando vengono consumati verso le persone fragili e indifese. liberi di parlare e di esprimere la propria opinione senza timore di ritorsioni o di giudizi negativi.

In definitiva, il silenzio può essere una forma di omertà che impedisce la giustizia e la verità di emergere nella società. Per contrastarlo, è fondamentale promuovere una cultura della trasparenza e della verità, che valorizzi il coraggio di denunciare le ingiustizie e di prendere posizione contro i comportamenti scorretti.

Ci sono, infinite modalità per arrivare al silenzio. Una di queste è attraverso la pratica della meditazione o della contemplazione, in cui si cerca di liberare la mente dai pensieri e dalle preoccupazioni, concentrandosi sulla propria respirazione o su un oggetto specifico. Il silenzio può anche essere raggiunto attraverso l’esperienza della natura, come ascoltare il rumore del vento, il canto degli uccelli o il suono dell’acqua che scorre. Inoltre, il silenzio può essere coltivato attraverso l’ascolto attivo degli altri, senza giudicare o interrompere, creando uno spazio di accoglienza e rispetto reciproco. Infine, il silenzio può essere raggiunto anche attraverso la creazione di spazi e momenti di solitudine e di stacco dalla routine quotidiana, per permettere alla mente di riposare e rigenerarsi.

Quanti tipo di silenzio si conoscono? Esistono molti tipi di silenzio e ciascuno  di essi può avere un significato differente a seconda del contesto in cui si verifica.  Abbiamo il silenzio di  riflessione: quando una persona sceglie di stare in silenzio per un po’ di tempo per riflettere sui propri pensieri e sentimenti. Esiste il silenzio  imbarazzato: quando una persona rimane in silenzio a causa di un momento imbarazzante o scomodo. Esiste il silenzio di  rifiuto  quando una persona sceglie di non rispondere a una domanda o a un’offerta per indicare che non è interessata. Esiste il silenzio  di rispetto: quando una persona si astiene dal parlare in un determinato luogo o in un momento specifico per rispettare il silenzio degli altri o per evitare di disturbare. Vi è ancora il silenzio di comprensione: quando una persona ascolta attentamente gli altri senza interrompere o giudicare, ma senza però esprimere opinioni o risposte. Nell’elenco possiamo includere ancora il silenzio di accettazione: quando una persona non discute una decisione o un’opinione altrui, ma accetta il punto di vista dell’altro. Silenzio di dolore: quando una persona è così colpita dal dolore che non riesce a parlare o esprimersi verbalmente. E ancora, c’è il silenzio di colpevolezza. Meglio non parlare. Se aggiungo anche solo una parola in più, rischio che vengano scoperte le malefatte.

Questi sono solo alcuni esempi di silenzi che possono essere distinti, ma ce ne possono essere molti altri, ognuno dei quali può avere un significato particolare. È importante sottolineare che questi silenzi possono esprimere significati ancora più incisivi della parola stessa.

Il silenzio, comunque si esprima, rappresenta una forma di comunicazione   importantissimi sui processi  interrelazioni, ancora più efficace  della parola. È importante ricordare che la comunicazione non verbale, (in particolare quella legata al linguaggio del corpo e alla mimica facciale), ha un’influenza del 55% sulla comunicazione complessiva. La comunicazione paraverbale (tono, volume, ritmo della voce, ecc.) incide per il 38%, mentre le parole, ossia il contenuto verbale, contano soltanto per il 7%.