Con Unaprol e FOA Italia, l’organizzazione chiede al Governo misure urgenti per sostenere la liquidità delle imprese olivicole, tutelare il Made in Italy e rafforzare la tracciabilità del prodotto. La Calabria, seconda regione italiana per produzione olivicola, guarda con attenzione alle proposte.Titolo
Olio extravergine italiano, appello al Governo: aiuti alle imprese e controlli ad alta tecnologia contro le frodi
Coldiretti, Unaprol e FOA Italia chiedono un bando per destinare l’olio extravergine 100% italiano agli indigenti, maggiori verifiche sulla tracciabilità e un fondo per sostenere la liquidità delle aziende agricole. La Calabria, seconda regione italiana per produzione olivicola, guarda con attenzione alle misure proposte.
Olio extravergine, la filiera chiede interventi urgenti: solidarietà sociale e tutela del Made in Italy
La tutela dell’olio extravergine di oliva 100% italiano passa oggi attraverso un duplice obiettivo: sostenere le imprese agricole in una fase economica complessa e garantire ai consumatori la massima trasparenza sull’origine del prodotto. È il messaggio contenuto nella richiesta avanzata da Coldiretti, Unaprol e FOA Italia al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, con una proposta che punta a coniugare sostegno sociale, valorizzazione del comparto e contrasto alle frodi. Le organizzazioni chiedono l’attivazione di un bando nazionale finalizzato all’acquisto di olio extravergine di oliva 100% italiano da destinare alle persone in condizioni di bisogno. L’iniziativa avrebbe una duplice funzione: da un lato offrire un alimento di elevata qualità nutrizionale alle fasce più fragili della popolazione, dall’altro contribuire a ridurre le consistenti giacenze presenti nei depositi, favorendo nuova liquidità per le aziende agricole in vista della prossima campagna olearia.
Accanto alla misura di carattere sociale, Coldiretti, Unaprol e FOA Italia ritengono indispensabile rafforzare il sistema dei controlli. L’obiettivo è impedire che prodotti di origine incerta possano entrare nei circuiti pubblici, salvaguardando il valore dell’autentico extravergine italiano e la fiducia dei consumatori. Per raggiungere questo risultato viene proposta l’adozione di strumenti scientifici e tecnologici di ultima generazione, tra cui risonanza magnetica, analisi isotopiche e mappatura genetica, affiancati dall’integrazione delle banche dati e dal potenziamento della rete dei laboratori specializzati. Tecnologie che consentirebbero di verificare con maggiore precisione l’origine dell’olio e di contrastare fenomeni fraudolenti come la commercializzazione di miscele o prodotti alterati e presentati impropriamente come italiani.
Le organizzazioni agricole ribadiscono inoltre la necessità di difendere gli olivicoltori da dinamiche speculative che rischiano di scaricare sulle aziende agricole le conseguenze delle difficoltà commerciali. Secondo la posizione espressa, non possono essere i produttori a sopportare gli effetti delle distorsioni del mercato generate da pratiche scorrette o da operatori che non rappresentano il cuore della filiera agricola. Particolare attenzione viene riservata anche alla destinazione delle eventuali risorse pubbliche. Coldiretti, Unaprol e FOA Italia chiedono infatti che gli interventi economici siano rivolti prioritariamente agli imprenditori agricoli che coltivano gli uliveti e sostengono direttamente i costi della produzione, evitando che i benefici finiscano prevalentemente a favore di soggetti impegnati nelle sole attività di commercializzazione o di stoccaggio.
Tra le proposte figura inoltre la costituzione di un Fondo Interessi che possa coprire integralmente gli oneri finanziari sostenuti dalle imprese nel corso del 2026, riprendendo un modello già sperimentato negli anni precedenti e ritenuto utile per garantire la necessaria liquidità alle aziende. La questione assume un rilievo particolare anche per la Calabria, che rappresenta una delle principali realtà olivicole del Paese. La regione è infatti la seconda in Italia per produzione di olive e olio, con un patrimonio costituito da circa 84 mila aziende agricole, oltre 180 mila ettari coltivati, circa 25 milioni di piante e più di cento varietà di olive. A ciò si aggiunge una significativa vocazione verso l’agricoltura biologica e la presenza di produzioni certificate con tre denominazioni DOP e una IGP, elementi che contribuiscono a valorizzare un settore strategico sia dal punto di vista economico che identitario.
La richiesta avanzata dalle organizzazioni di categoria si inserisce dunque in un momento delicato per l’intera filiera olivicola italiana, chiamata ad affrontare contemporaneamente l’aumento dei costi di produzione, la presenza di elevate giacenze e la necessità di difendere il valore del Made in Italy da pratiche commerciali scorrette.
La sfida, oggi, è quella di trasformare una misura di solidarietà sociale in un’opportunità di sviluppo per il comparto agricolo, assicurando che ogni intervento pubblico contribuisca, nello stesso tempo, a sostenere le imprese, tutelare i consumatori e preservare uno dei simboli più rappresentativi dell’agroalimentare italiano.
