Ogni comunità sceglie ciò che desidera custodire e tramandare alle nuove generazioni. Cleto ha scelto di affidare questo compito alla memoria del grano, trasformando un’antica tradizione agricola in un’occasione di riflessione sul valore delle radici, dell’identità collettiva e del patrimonio culturale custodito dal borgo. È questo il significato più autentico della IV Festa del Grano, in programma l’11 e il 12 luglio, un evento che va ben oltre la dimensione folkloristica per assumere il valore di una vera esperienza culturale e sociale. Arroccato sulle colline che dominano la valle del Savuto e affacciato sul Tirreno, Cleto rappresenta uno dei borghi medievali più suggestivi della Calabria. Le sue origini si perdono nei secoli, mentre il maestoso castello che domina il centro storico, risalente all’età normanna e successivamente ampliato dagli Svevi e dagli Angioini, continua a testimoniare il ruolo strategico che il paese ha ricoperto nella storia della regione. Passeggiare tra i vicoli del borgo significa attraversare un patrimonio fatto di architetture, tradizioni, racconti popolari e testimonianze di una civiltà che ha saputo conservare nel tempo la propria identità. Ma la storia di Cleto non è custodita soltanto nelle pietre del castello o nelle antiche mura delle abitazioni. Vive soprattutto nella cultura del lavoro, nella terra e in quel rapporto profondo tra uomo e natura che, per secoli, ha trovato nel grano uno dei suoi simboli più rappresentativi. Per generazioni, il ciclo della semina e della mietitura ha scandito il calendario della vita quotidiana. Attorno al raccolto si organizzavano le famiglie, si consolidavano i rapporti di vicinato, si costruivano forme spontanee di solidarietà. Il lavoro nei campi non era soltanto un’attività economica, ma un’esperienza collettiva capace di creare appartenenza e rafforzare il senso di comunità.
È proprio questa dimensione che la Festa del Grano intende recuperare e valorizzare.

Il programma della manifestazione propone la benedizione del grano, incontri dedicati alla tradizione agricola, dimostrazioni delle antiche tecniche di mietitura, trasporto e trebbiatura, canti popolari, degustazioni di prodotti tipici, momenti musicali e il concerto finale dei I Sonu a Ballu. Particolarmente significativo sarà anche il Patto di amicizia tra i Comuni di Cleto e San Vincenzo La Costa, un gesto simbolico che richiama il valore della cooperazione tra comunità accomunate dalla stessa storia e dalla medesima cultura rurale. In una società sempre più globalizzata, dove il rischio dell’omologazione culturale è concreto, recuperare le tradizioni significa rafforzare la consapevolezza delle proprie radici senza rinunciare all’innovazione. La memoria non è un esercizio nostalgico: è uno strumento per comprendere chi siamo e orientare le scelte del futuro. Per i giovani rappresenta un’occasione per conoscere gesti, tecniche e valori che difficilmente potrebbero apprendere altrove; per gli anziani diventa il riconoscimento di un patrimonio di esperienze che continua a essere prezioso; per i visitatori costituisce un invito a scoprire un territorio autentico, dove il paesaggio, la cultura e le tradizioni formano un unico racconto. Il grano, in questa prospettiva, smette di essere soltanto un prodotto agricolo e diventa un simbolo universale. È il segno del lavoro, della condivisione, della pazienza, della speranza e della capacità delle comunità di trasformare la fatica quotidiana in benessere collettivo. La Festa del Grano restituisce così dignità alla civiltà contadina, riconoscendole il ruolo fondamentale svolto nello sviluppo economico e sociale del territorio. Allo stesso tempo, offre una nuova chiave di lettura del borgo di Cleto, che non si limita a custodire un importante patrimonio storico e architettonico, ma continua a vivere attraverso le proprie tradizioni, trasformandole in occasione di incontro, cultura e promozione del territorio. Perché un borgo continua a vivere davvero quando riesce a trasmettere alle nuove generazioni non soltanto i propri monumenti, ma anche i valori, i saperi e i gesti che ne hanno costruito la storia. E a Cleto, ancora una volta, sarà il grano a raccontare tutto questo.