Dall’idea di Salvatore Oddo al dibattito sulle fusioni comunali: memoria storica e prospettive per un territorio chiamato a unire le proprie forze contro lo spopolamento.
Riceviamo e pubblichiamo il contributo offerto, come sempre con spirito di servizio e con il solo intento di favorire la conoscenza dei fatti storici e delle questioni attuali del territorio, da Ciro Oddo, medico e giornalista, figlio dell’indimenticato giornalista Salvatore Oddo, che sul finire degli anni Sessanta coniò l’acronimo Rostema, dando nome e prospettiva al progetto di unificazione di Rogliano, Santo Stefano di Rogliano, Marzi e Mangone. Intrecciando memoria personale e storia collettiva, l’autore ripercorre le origini di un’intuizione divenuta simbolo dell’aspirazione a superare i campanilismi e costruire un futuro condiviso per le comunità del Savuto. Una riflessione che arricchisce il dibattito sulle fusioni comunali e invita a unire forze, servizi e progettualità per contrastare lo spopolamento e offrire nuove opportunità al territorio.Segue testo integrale:
L’OBIETTIVO ROSTEMA: COME QUANDO PERCHE’
Sul finire degli anni ’60 per la Calabria vengono annunciati investimenti faraonici. Ma il Savuto rimane subito al di fuori di ogni progetto. Si manifesta allora l’idea di una grande città per combattere l’isolamento. Come nacque Rostema e perché ancora oggi è più che mai necessario unirsi e, diventando più forti, vincere lo spopolamento. Proposta di legge regionale per andare avanti e lasciare alle spalle i residui del campanilismo. Il ruolo del Movimento per la Fusione dei Comuni omogenei e la Carta dei servizi.
Anno 2026: nasce nel Savuto il Movimento Nazionale per la Fusione dei Piccoli e Medi Comuni d’Italia. Il tema della sopravvivenza dei piccoli comuni torna di scottante attualità. Le fusioni vengono ad essere riviste in alcuni casi come il toccasana per quei borghi che, omogenei per territorio e tradizioni ma sempre più poveri di braccia e di cervelli, non sanno come combattere il nemico numero uno: lo spopolamento. E’ stata persino approntata dal neonato Movimento una articolata proposta di legge che verrà presentata a tutte le autorità provinciali, regionali e nazionali. Eppure nel Savuto di fusione si cominciò a parlare già nello scorso secolo.

E’ infatti nello scorcio degli anni ’60 che una nuova idea invade la stampa locale e nazionale: Rostema, acronimo di Rogliano, Santo Stefano, Marzi e Mangone, si impose allora come una idea esaltante e rivoluzionaria per rappresentare ancora oggi una storia lunga più di mezzo secolo. Una storia che nacque quando non si distinguevano le fusioni dalle unioni fra comuni e quando in Calabria una simile possibilità era stata prospettata solo per la creazione di Lametia Terme. Era il tempo in cui si parlava per la Calabria di grossi investimenti che ne avrebbero cambiato il volto in breve tempo: Università, V Centro siderurgico a Gioia Tauro, insediamenti nella Piana di Sibari e quant’altro. Non c’era un politico in quel tempo che non se ne uscisse ogni giorno con la proposta di opere per la propria zona di influenza (c’erano le preferenze sulla scheda elettorale). Anche per il Savuto vennero prospettati nuovi insediamenti: Ospedale psichiatrico, Bacino dello Jassa, superstrada tra Rogliano-Marzi e Piano Lago, etc. Ma per lo psichiatrico intervenne la riforma Basaglia di cui si cominciava a discutere ed il tema della sua costruzione fu messo da parte, il Bacino dello Jassa e la superstrada scomparvero inspiegabilmente da ogni agenda. Qui ed allora nacque Rostema: da un dialogo sereno, meraviglioso ed indimenticabile tra un padre ed il suo primogenito.
Fu infatti Salvatore Oddo che in una giornata d’autunno nel suo studio in quel di Via Noce Greca, nel Palazzo del Sole, ebbe e manifestò la sua Intuizione chiara e netta. “E’ arrivato il momento per il Savuto di passare ai fatti. Basta con le promesse elettorali che non portano a nulla. Bisogna pensare a qualcosa che possa risollevare le sorti di questa Valle facendo a meno dei favoritismi e partendo dal basso. E’ possibile, senza finanziamenti pubblici, uscire dal declino cui i nostri paesi sono condannati. Occorre diventare più forti. Da quando è nato il mondo l’unione ha sempre dato più forza. Forza rappresentativa ovviamente e non forza fisica. I nostri paesi, specie quelli che gravitano su Piano Lago, solo fondendosi possono guardare al futuro. E’ necessario pensare ad una grande entità urbana nella Valle del Savuto che deve comprendere Rogliano, S. Stefano, Marzi e Mangone . Una nuova città che si potrebbe chiamare Rostema che già nel nome rappresenta alla pari tutti i componenti”. Da allora i giornali, anche nazionali, vennero inondati da scritti con i quali Salvatore Oddo annunciava che “quattro comuni del cosentino stanno per decidere del loro futuro dando vita ad una città territorio che si chiamerà Rostema”. Infatti “gli abitanti di Rogliano, S. Stefano, Marzi e Mangone vogliono uscire dalla solitudine che li ha resi miseri per oltre un secolo” anche perché “affacciandosi tutti sulla zona di Piano Lago” hanno compreso che “questa zona è destinata a divenire il fulcro della grande città che dovrà nascere”. Tutto ciò nello scorcio degli anni ’60, quando Piano Lago non era altro che una landa deserta e nebbiosa, e già ne venivano intraviste, “ non più frammentata fra vari comuni, ma volano unico, le potenzialità di sviluppo per l’intera Valle”. Ed ancora più chiaramente “unire e non dividere e, dopo avere individuato le vocazioni omogenee, raccogliere e non disperdere”. E se con la realizzazione dell’autostrada e con lo svincolo a Piano Lago si era aperta una finestra luminosa la gente comprese e si convinse che per un definitivo decollo occorreva procedere con un “discorso unitario e globale sfuggendo alle tentazioni campanilistiche ed al rivendicazionismo paesano”.
Campanilismo, eccolo, puntuale, immancabile. Piaga secolare della Calabria ed endemico nel Savuto. Da subito l’allora sindaco di Mangone Soda fu l’unico a non vedere con favore la proposta che gli fu illustrata più volte di persona dallo stesso ideatore. Infatti il suo comune, comprendente Piano Lago, veniva a trovarsi in “una posizione avvantaggiata” per cui “non voleva concedere agli altri comuni quei benefici di cui un domani si potrebbe avvantaggiare solo la popolazione di Mangone”. Rimane il fatto che se ieri era indispensabile la presenza di una forte “volontà di andare avanti e seppellire per sempre le partigianerie paesane e le polemiche che hanno sapore di pettegolezzo” anche oggi, più di ieri, è sempre indispensabile che “vengano superate le vecchie fratture che impediscono di vedere bene nei problemi per cercare di risolverli organicamente ed unitariamente mettendo da parte egoismi e manie di potere ed, insieme, uniti, dotare il comprensorio di una vera e qualificante città in una dimensione che con l’autostrada è divenuta un braccio a sud di Cosenza proteso verso la piana lametina ed il mare”. Oggi Mangone è su posizioni più ragionevoli e l’attuale sindaco Berardi, pur nella rigidità di alcune sue posizioni, ha mostrato interesse e disponibilità ampia e lineare al dialogo anche in forza di un impegno ed una azione amministrativa improntata alla trasparenza che ha fatto di Mangone uno dei pochi comuni del Savuto dotati di un PSA definitivamente approvato.
Per quanto appena detto e rimanendo all’oggi riteniamo di dover essere in rispettoso disaccordo con le tesi espresse dal prof. Eugenio Gallo secondo cui per la salvezza del Savuto sarebbe opportuna l’inclusione da subito nel progetto fusionistico anche dei comuni della media valle, da Altilia in giù. Non che la tesi non sia valida. Tutt’altro, ma se da più di 50 anni ancora si parla di mancati accordi tra 4 comuni, per di più da tempo senza confini ed omogenei tra loro per caratteristiche territoriali e per tradizioni , come si può pensare di allargare il respiro per considerare nel progetto di partenza altri numerosi territori un po’ più distaccati? Più opportuna per ora – a nostro parere – una spinta agli organi istituzionali affinchè vengano rese più semplici le procedure per avviare un percorso fusionistico. Per esempio, come si propone il Movimento Nazionale per la Fusione dei Piccoli e Medi Comuni d’Italia, sancire il concetto che lì dove è accertata una omogeneità territoriale non sono necessari studi di fattibilità in quanto la stessa omogeneità è garanzia di fattibilità.
A questo punto parlando di Rostema non possiamo non ricordare che il volume di Ferdinando Perri “Salvatore Oddo ed il giornalismo delle idee”, insieme ad altre opere dello stesso autore, ha trovato prestigiosa collocazione nella Library of Congress di Washington e nel contempo non riandare a “Il Mattino” che nell’ottobre del 1969 scriveva che era ormai giunto “il momento più vivo e interessante per i paesi della Valle del Savuto per i quali, dopo l’incremento edilizio pubblico e privato che ne ha trasformato il volto , dovrà esserci una volontà politica istituzionale atta ad unire, amalgamare le popolazioni sparse sotto un unico vessillo, agglomerarle in un unico comune dove la ricchezza delle tante braccia non vada più a servire le città del nord, divenute più grandi, ma serva la loro stessa terra e in questa dimensione urbanistica nuova faccia di Rostema il centro culturale e turistico della Calabria”. Era il 1969 quando Salvatore Oddo esplicitava questi concetti ma sembra oggi! Concetti e pensieri che Francesco Garofalo ha avuto la sensibilità di ricordare , in occasione della presentazione del Dossier e della Carta dei Servizi del Movimento per la Fusione dei Piccoli Comuni alla Tenuta Bocchineri di Rogliano, con il riconoscimento al “valore di uno sguardo che aveva saputo abbracciare più comunità, coglierne i legami e dare spazio ad una dimensione territoriale condivisa” e con la riaffermazione che “quell’eredità culturale e giornalistica acquista oggi rinnovata attualità in quanto il suo valore si arricchisce nel tempo offrendo una prospettiva utile anche al dibattito contemporaneo per conoscere le comunità, metterle in relazione e promuovere una partecipazione capace di guardare oltre i confini amministrativi”.
Ciro Oddo