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Ciro Oddo: “Per il Comune Unico Cosenza-Sud mancano gli atti, ma ci sono i fatti”

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L’attento osservatore del territorio rilancia l’idea di un’area Savuto unita e forte: un contributo gratuito e disinteressato a una causa di civiltà, nel solco delle visioni lungimiranti di ieri e di oggi.


Il dott. Ciro Oddo, attento osservatore delle dinamiche sociali e territoriali, ci offre una riflessione ampia e documentata sul percorso verso la fusione dei Comuni della Cosenza-Sud e sullo sviluppo dell’area del Savuto. Il suo contributo, frutto di un impegno civile gratuito e disinteressato, arricchisce il dibattito in corso su una causa che si configura sempre più come una scelta di civiltà prima ancora che una questione politico-amministrativa.
Lo ringraziamo per aver voluto condividere con noi questa nota, che riceviamo e pubblichiamo con convinzione, certi che possa stimolare nuove consapevolezze e rafforzare la partecipazione attiva dei cittadini e delle istituzioni.

Segue il testo integrale:

PER  IL COMUNE UNICO COSENZA – SUD. MANCANO GLI  ATTI MA CI SONO I FATTI

Già negli anni ’70 Il Savuto era visto come un unicum in tutto il Mezzogiorno. Oggi più di prima meno piccoli comuni e più forza. La politica campanilistica non giova a nessuno. Per il polo industriale del Savuto un piano servizi comune e coordinato. L’analisi del prof. Aiello dell’Unical.

  “Il problema ‘Valle del Savuto’ non può essere più ignorato o accantonato perché la sua soluzione è oggi imposta dalla rinnovata attenzione di tutte le popolazioni interessate e dalle sue dimensioni sul piano turistico ed economico che non sono limitate all’ambito di uno o l’altro fra i paesi della Valle”.  Così scriveva  su “Il Mattino” nel lontano 1973 – ma sembrerebbe oggi –  Salvatore Oddo  aggiungendo poi che  “per effetto dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria la Valle del Savuto, di cui Rogliano è il centro maggiore,  può diventare una suggestiva zona montana, meglio collegata di tutto il Mezzogiorno, acquistando importanza su scala interregionale  ed abbracciando un’area compresa tra l’Appennino calabrese  e giù  fino a Falerna, al mar Tirreno, servendo potenzialmente una popolazione  di qualche milione di abitanti”. Le prospettive di sviluppo della Valle del Savuto intraviste  da Salvatore Oddo si basavano allora come oggi “non solo sul turismo di massa per la vastità dei terreni ancora vergini destinati ai vari sport, ma soprattutto sulle straordinarie caratteristiche geografiche, botaniche e faunistiche, paesaggistiche ed urbanistiche che contraddistinguono tutta la fascia del Savuto come un ‘unicum” in tutto il Mezzogiorno”. E proponeva la creazione nella Cosenza-sud di una grande città – che chiamò Rostema –  al servizio di tutta la Valle che avrebbe moltiplicato la forza contrattuale del territorio nel suo complesso allora ed ancora oggi frazionato fra vari   piccoli comuni. Sono passati molti anni.  Di  Rostema ogni tanto si è parlato ma non si è ancora arrivati al dunque. Luigi Perri, noto giornalista roglianese,  fondò un giornale che chiamò appunto “Rostema” per rafforzare la validità dell’idea e per i tanti anni della sua pubblicazione sostenne sempre la necessità di questa fusione fra comuni. Oggi, su iniziativa dello stesso Perri, del prof. Franco Garofalo  ed altri  è stato costituito il Comitato per il comune unico della Cosenza-sud che ha avuto le adesioni di numerosi professionisti ed ex amministratori. Altri comitati pro fusione sono nati in vari centri del Savuto e tutti mirano alla conurbazione allo scopo di accrescere la forza contrattuale per ottenere qualcosa. Rimane però il fatto che per responsabilità dell’uno o  l’altro dei campanili il progetto  della grande città è rimasto sulla carta. Ma, anche se non ci sono atti,  ci sono  comunque i fatti. I cittadini hanno realizzato quello che i politici non sono riusciti a fare. Oggi, ma già da un po’, non ci sono più confini tra Rogliano, S. Stefano, Mangone e Marzi. Numerose sono le famiglie che hanno spostato la loro residenza e le loro attività specie nella zona di Piano Lago di Mangone. Ma Piano Lago è anche di S. Stefano, di Figline, di Belsito, Paterno, Cellara, etc.  Ci chiediamo e chiediamo come sia possibile che un comprensorio così vasto, e così fortemente frazionato, possa essere amministrato in modo unitario e globale. Non è possibile. Ed infatti i risultati parlano da soli. Ognuno ha fatto per sé e di fronte a consistenti investimenti industriali, che pure ci sono stati, bisogna riconoscere che non c’è ancora  una vera zona industriale della Valle del Savuto. Certo Mangone ha realizzato, con l’impegno costante dell’attuale sindaco Berardi, un Parco industriale di tutto rispetto – come sottolinea l’Ing. Salfi – affrontando difficoltà strutturali ed amministrative non secondarie e riuscendo altresì a portare nel suo territorio, senza scasso o violenza, il “furto del secolo” l’hanno definito,  “quell’odore di bucato” che si sentiva nella vicina Rogliano e che dava l’impressione a chi vi arrivasse per la prima volta che “il paese nottetempo fosse stato riverniciato  a nuovo”.  Anche Figline ha nel suo territorio notevoli e qualificati insediamenti che – ci fa notare il sindaco Berardi – corrispondono al 40% del totale di quanto insiste sulla zona industriale di  Piano Lago. Ma questa, è stato sottolineato in un recente convegno, è politica campanilistica.  Per un polo industriale – al dire dei tecnici  intervenuti – è indispensabile invece un piano servizi comune e coordinato. E ciò non sempre è possibile fra paesi confinanti e con i medesimi interessi. Quanto i sindaci degli ultimi tempi di Mangone o Figline hanno fatto nei confronti dell’assetto industriale della piana è  solo ciò che si poteva fare e per fortuna che lo abbiano  fatto. Di fronte a tutto questo  altri comuni – vedi Rogliano – anziché avvicinarsi alla zona che prometteva grandi potenzialità di sviluppo, previste già dagli anni ‘70, sotto lo sguardo assente ed ininfluente degli  ultimi amministratori locali, se ne è allontanata. Che fine ha fatto – si chiedeva tempo fa un  noto esponente politico dell’hinterland  roglianese –  quel progetto di superstrada di due km da Marzi allo svincolo di Piano Lago realizzato ai tempi dalla giunta Buffone? Esiste ancora?  O con la ristrutturazione del Palazzo di Città è andato perso?  Le distanze di certo verrebbero notevolmente accorciate ed i territori, più vicini, agevolerebbero il processo di fusione ormai indispensabile anche alla luce dell’approfondita e scrupolosa analisi in proposito redatta dal prof. Aiello  dell’Unical sui risparmi e benefici  che ne deriverebbero per le amministrazioni e per i cittadini. “ Con le aggregazioni, infatti, riducendo il numero dei comuni – secondo il prof. Aiello –  si recupera efficienza  amministrativa e si migliora l’offerta dei servizi”.

                                                                                                                      Ciro  Oddo