Home Attualità Ciro Oddo: dal fuoco infernale alla “Luce del Sud”, il valore della...

Ciro Oddo: dal fuoco infernale alla “Luce del Sud”, il valore della gratitudine

8

Una riflessione sulla poesia di Eugenio Maria Gallo: il dialetto intreccia memoria, identità e riconoscenza verso le eccellenze del Savuto-Reventino e del Mezzogiorno.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la riflessione «Dal fuoco infernale alla “Luce del Sud”» di Ciro Oddo, che ringraziamo per il prezioso contributo. Attraverso l’opera poetica di Eugenio Maria Gallo, l’autore intreccia dialetto, memoria e gratitudine, richiamando il valore culturale e umano della Biennale e il suo legame con le comunità del Savuto-Reventino. Segue testo integrale:

DAL FUOCO INFERNALE ALLA “LUCE DEL SUD”

  Con il Prof Eugenio Maria Gallo un viaggio in dialetto dipignanese dai gironi dell’inferno dantesco alla “pedagogia della gratitudine” di “Luce del Sud”. Valorizzazione di una lingua  della memoria condivisa ed omaggio al Savuto-Reventino. Il dialetto come mezzo di conoscenza di emozioni universali: dal turbamento  al rispetto fino alla gratitudine. Nel 2027 la seconda edizione della Biennale  dopo il successo ottenuto a Marzi.

 Nel mese di dicembre dello scorso anno in una conferenza stampa presso la Mondadori di Piano Lago si diede notizia che l’evento “Luce del Sud” per deliberazione unanime del comitato promotore diventava biennale. Il prossimo anno, quindi, si terrà la seconda edizione che, dopo lo strepitoso successo del 2025 al Salone della Cinematografia di Marzi, si preannuncia ricca di nuovi spunti e nuove riflessioni ma, soprattutto, di nomi di personaggi che nella loro vita si sono distinti ma che spesso sono stati dimenticati. Sulla seconda edizione dell’evento è oggi intervenuto il Professore emerito Eugenio Maria Gallo che, da poeta e scrittore raffinato, ne ha ricordato la cadenza nel prossimo anno. Ma lo ha fatto in modo del tutto originale: in dialetto. Del resto il prof. Gallo non è nuovo al ricorso al dialetto avendo già prodotto una originalissima ed apprezzatissima traduzione di alcuni canti dell’Inferno dantesco. Con il ricorso al vernacolo il prof. Gallo  rappresenta ed esalta la natura della Biennale Luce del Sud: la sua origine dal cuore. La manifestazione infatti già dall’anno passato si è presentata come un  “fatto dirompente per la cultura del Savuto-Reventino mettendo in luce l’esistenza di  un comprensorio radicalmente diverso  dalla narrazione disfattista e stereotipata di un Mezzogiorno piagnone e privo di prospettive” restituendo secondo Garofalo “l’immagine di un sud vitale, operoso e propositivo in cui esperienze reali e risultati concreti dimostrano che il cambiamento non solo è possibile ma è già in atto”. Non che non esistano problemi strutturali ma per essi le soluzioni passano proprio dalla “valorizzazione di chi con sacrificio, rispetto della legalità e tenacia ha dimostrato che raggiungere risultati positivi  nel Savuto-Reventino e nel Sud è possibile ed è anche fonte di crescita collettiva”.

 Con il suo intervento poetico  Gallo rappresenta la Biennale come  un “progetto di respiro istituzionale” che guarda al presente, ma anche al futuro, non trascurando il passato e  proponendo un nuovo modo di raccontare il meridionalismo per valorizzare esperienze virtuose, competenze ed eccellenze di questi territori. Tutto ciò  conferendo all’evento un carattere universale per esprimere gratitudine verso una vita o un percorso di vita che ha lasciato il segno. Meridionalismo fatto dagli uomini e dalle loro storie, spesso vere e proprie scommesse vinte ma anche dimenticate. E’ proprio per questo che “Luce del Sud” si fonda sulla “pedagogia della gratitudine” verso uomini e donne che hanno vinto le loro battaglie anche in terra straniera. Ed allora come non citare  James Talarico discendente da una coppia di sposi, Maria Carmela e Giuseppe, che nel 1911 si imbarcarono per New York partendo da Carpanzano con la famosa valigia di cartone in cerca di fortuna dall’altra parte del mondo? Gratitudine e riconoscenza sociale e culturale al di là della premiazione con l’attestazione di un valore e di un impegno umano e sociale non comuni. Gratitudine verso quanti hanno onorato la Calabria ed il sud: territori generosi di eccellenze  che con dedizione e perseveranza hanno dato alla crescita culturale e sociale del sud un impulso originale  in alcuni casi dimenticato o addirittura ignorato. Eccellenze dalle quali è nata una luce che è stata spesso una “luce nascosta” ma che è oggi più che mai necessaria per il riscatto morale e culturale della Calabria. Luce irradiata anche  dal ricordo di chi ha contribuito ad illuminare il sud e che viene onorato dalla “riconoscenza alla memoria”.”Luce del Sud” come identificazione di una vita, di una storia personale, di una scommessa che bisogna presentare, come una riscoperta, perché sia di esempio e di stimolo per le giovani generazioni, per gli amministratori del futuro, per i professionisti del domani. Ed infatti – come scrive il prof. Gallo – “Luce del Sud”  è “ricanuscimentu, sì, chi unura persune de ‘ntelletto e de statura. E’ ricanuscenza ed è saluto a chi ppè ssa terra fa e ha fattu tantu e ppè tutti nue è esempiu e vantu”.

 Non c’è dubbio che il prof. Eugenio Maria Gallo, dopo avere fatto riscoprire ed a molti addirittura scoprire la grandezza di Dante con le sue traduzioni di alcuni cantici dell’Inferno in dialetto dipignanese, venga oggi sempre con il suo dialetto a portare il senso ed il valore di “Luce del Sud” nelle case dei calabresi, quelli del Savuto e Reventino in particolare, i calabresi semplici e generosi. Senso e valore non da tutti percepito soprattutto quando si parla di “pedagogia della riconoscenza”. Se ieri alla Divina Commedia in dialetto Gallo ha dato un’anima riuscendo ad attrarre l’attenzione del lettore ansioso di arrivare alla fine del canto anche per gustare  i sentimenti che il dialetto concede, oggi con la sua poesia vincola  “Luce del Sud” al cuore, al buon cuore che l’ha ispirata e la ispira. Ed ancora, se con l’Inferno Gallo non ha solo tradotto concetti ma  creato emozioni come turbamento di fronte al castigo infernale e rispetto per la giustizia suprema, con l’odierna poesia dedicata a “Luce del Sud”, che di seguito riportiamo,  svela e fa sentire le vibrazioni di un valore purtroppo in estinzione: la gratitudine. Cosa chiedere di più al decano di “Luce del Sud”? (Ciro Oddo)