La struttura sorge nella zona industriale di Piano Lago: da polo strategico a cattedrale nel deserto.
Prosegue il nostro viaggio tra opere pubbliche dimenticate, incompiute o lasciate marcire nell’indifferenza generale, nonostante l’ingente investimento di risorse pubbliche. Dopo aver acceso i riflettori sulla Strada Medio Savuto, oggi ci spostiamo nella zona industriale di Piano Lago nel comune di Mangone (CS), per raccontare un’altra storia di abbandono: quella del Centro Congressi realizzato dalla ex Comunità Montana del Savuto.
Storia e destinazione d’uso
L’edificio era stato progettato per ospitare eventi, convegni, incontri istituzionali e culturali, con l’intento di diventare un punto di riferimento territoriale per il comprensorio del Savuto. Situato a pochi minuti dallo svincolo autostradale e dai principali centri abitati, sarebbe potuto diventare un hub strategico per sviluppo e aggregazione.
Quando fu realizzato e con quali risorse
Secondo il bilancio e il decreto della Comunità Montana, il Centro Congressi di Piano Lago (Mangone) venne realizzato mediante fondi pubblici – con valore lordo stimato oltre 482.800 € e superfici utili, parcheggi e aree verdi incluse nel patrimonio dell’ente. Non è stato possibile individuare con precisione l’anno di completamento dei lavori, ma l’attività rientra nell’ambito dei programmi fino alla liquidazione dell’ente (post-2013).
La Comunità Montana del Savuto fu soppressa con la legge regionale n. 25 del 2013, e da allora l’ente è rientrato in liquidazione amministrativa.
Cosa doveva essere e cosa è diventato
Quello che avrebbe dovuto essere un simbolo di crescita locale è oggi uno spazio in stato di totale abbandono. Cancellate le porte e finestre, vegetazione incolta, cancelli chiusi: una struttura sequestrata alla sua vocazione originaria.
La natura si è ripresa i suoi spazi, rendendo visibili anche fotografie eloquenti dello stato di degrado: ciò che doveva essere aggregazione, cultura, sviluppo è diventato un simbolo di cattiva gestione e di spreco delle risorse pubbliche.
Il limbo amministrativo post-soppressione
Dopo il 2013, con la soppressione dell’ente, il Centro Congressi è rimasto in un limbo amministrativo senza ricollocazione, senza bandi per l’assegnazione o progetti di recupero attivi. Nessuna iniziativa concreta è emersa dagli enti succeduti: un silenzio assordante che dura tuttora.
Perché questa vicenda è rilevante
- Rappresenta un caso emblematico di mancato recupero di patrimonio costruito con risorse pubbliche.
- Pone domande sull’attribuzione delle responsabilità, sulla cura e gestione di strutture abbandonate, e sul perché non siano stati attivati piani di riuso.
- Testimonia l’indifferenza delle istituzioni, che ha acuito il declino di una potenziale risorsa territoriale.
Ora tocca ai cittadini
- Come è stato possibile che nessun ente subentrante abbia preso in carico la manutenzione o la valorizzazione della struttura?
- Esistono progetti o intenzioni concrete per evitare che l’immobile resti nel degrado?
- Quali sono gli enti responsabili della gestione oggi del bene pubblico?
Il nostro viaggio tra le opere abbandonate va avanti. Se avete segnalazioni, foto o testimonianze su questa o altre strutture pubbliche in stato di degrado in Calabria o altrove, scriveteci. La voce dei cittadini è la prima difesa contro l’oblio e l’indifferenza.
— La Redazione




