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Celebrazione del 13 ottobre: “Giornata Internazionale per la Riduzione del Rischio di Disastri” – Un impegno per un futuro resiliente e giusto

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Il 13 ottobre è una data di risonanza internazionale in quanto si  celebra la Giornata Internazionale per la Riduzione del Rischio di Disastri (IDDRR). Istituita nel 1989 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite,  l’odierna ricorrenza ha un significato profondo: promuovere una cultura globale incentrata sulla prevenzione e la riduzione del rischio di disastri.

Le proiezioni climatiche attuali ci mettono di fronte a una prospettiva preocuupante: entro il 2030, il nostro pianeta potrebbe dover affrontare circa 560 disastri all’anno. Ancora più preoccupante, entro la stessa data, si prevede che 37,6 milioni di persone in più siano condannate a vivere in condizioni di estrema povertà a causa degli impatti dei cambiamenti climatici.

Le conseguenze dei cambiamenti climatici e dei disastri possono portare altre 100,7 milioni di persone sulla strada della povertà. La Giornata Internazionale per la Riduzione del Rischio di Disastri si concentra sull’analisi delle complesse relazioni tra disastri e disuguaglianze. È evidente che l’ineguaglianza e la fragilità davanti alle catastrofi sono intrinsecamente legate: la disparità nell’accesso ai servizi, come finanziamenti e assicurazioni, espone i gruppi più vulnerabili ai pericoli delle catastrofi, mentre le catastrofi amplificano ulteriormente queste disuguaglianze, spingendo coloro già a rischio verso la povertà.

Il tema di quest’anno della Giornata Internazionale è pienamente in linea con il Quadro di Sendai, un accordo globale finalizzato a prevenire e ridurre le perdite di vite umane, mezzi di sussistenza, economie e infrastrutture di base. Esso stabilisce sette obiettivi globali e 38 indicatori per misurare i progressi verso una maggiore resilienza. Questo quadro è inoltre complementare all’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, poiché entrambi i quadri sono intricati nel perseguire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Le ricerche degli ultimi decenni mettono in luce in maniera inequivocabile che sono soprattutto le fasce più vulnerabili della società a subire le conseguenze più devastanti dei disastri. Questo pone  una sfida collettiva, quella di ridurre cioè  le disuguaglianze, rafforzare la resilienza e proteggere i più deboli, individuando le forme per meglio  affrontare i rischi imminenti.