Tra dati incoraggianti sul turismo e potenzialità legate a cultura, arte e bellezza, la Calabria continua a scontrarsi con la faziosità politica, l’ignoranza diffusa sui social e un certo giornalismo “pseudoscandalistico” che preferisce demolire invece di valorizzare.
La faziosità, intesa come rigidità partigiana e cieca appartenenza a schieramenti, è uno dei mali peggiori della politica e della società contemporanea. Non è solo un difetto di metodo, ma un vero e proprio freno allo sviluppo: impedisce di riconoscere il merito, soffoca l’intraprendenza, avvelena il dibattito pubblico e genera sfiducia nei cittadini. La Calabria, purtroppo, non è immune da questo fenomeno. Anzi, ne è spesso vittima. Alla voglia di crescita e al desiderio di riscatto della regione si contrappongono voci stonate e atteggiamenti distruttivi. Non parliamo solo di divisioni politiche, ma anche di commenti e discorsi amplificati dai social: pagine e profili che si presentano come spazi di opinione, ma che, a ben guardare, sono contenitori di falsità e inganni, spesso con un unico obiettivo: demolire. Se un tempo era necessario imparare a leggere un giornale per difendersi dalla propaganda, oggi è altrettanto urgente imparare a leggere i social, per distinguere i contenuti di valore dalle imbecillità che minano la credibilità di un’intera comunità. A questo si aggiunge una parte del sistema informativo che, pur di rincorrere clic e lettori, indulge nello scandalismo facile. Alcune testate o pseudo-testate, più attente al sensazionalismo che alla verità, scelgono di gonfiare le contraddizioni e le ombre, tralasciando però i segnali positivi, i processi virtuosi, gli esempi concreti di sviluppo che pure esistono. È un racconto monco, che tradisce la realtà e, soprattutto, i cittadini. Eppure, al di là del rumore, i dati parlano chiaro. Le statistiche diffuse dal Ministero del Turismo attestano che, nell’estate 2025, la Calabria è stata tra le protagoniste del turismo italiano, registrando un tasso di saturazione del 45,56%, superiore alla media nazionale. Un risultato che la colloca accanto a regioni consolidate come Trentino, Valle d’Aosta e Sardegna. Non si tratta di numeri isolati, ma di un trend che conferma la capacità della Calabria di attrarre visitatori grazie ai suoi paesaggi, alla forza delle sue tradizioni e a un’offerta turistica in crescita. Sono segnali che dovrebbero diventare un punto di partenza, non un dettaglio trascurabile. La Calabria sta programmando e lavorando per crescere, pur tra criticità storiche ed endemiche. La vera sfida, oggi, è liberarsi dalla zavorra della faziosità e dell’ignoranza, costruire un dibattito serio, responsabile e propositivo. Perché la Calabria non può più permettersi che a prevalere siano i demolitori di professione, ma ha bisogno di chi, con competenza e visione, sappia raccontarne e sostenerne il volto migliore.
La Calabria è e resta una terra di straordinaria bellezza, di cultura, di merito e di intraprendenza. La differenza la farà la capacità di difendere questa ricchezza dalle derive della faziosità e dallo scandalismo che tradiscono la verità.
