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Calabria, elezioni regionali tra intenzioni del voto dei calabresi, transumanze e analisi socio politiche differenziate

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Elezioni regionali e sondaggi. Non citeremo le società che si sono affrettate ad effettuare analisi, esaminare campioni e fornire tracce  sulle intenzioni del voto dei calabresi. Abbiamo grande rispetto del servizio che le società svolgono per offrire al cittadino un quadro  previsionale basato sulla capacità   predittiva dei campioni   individuati.  La storia dimostra come le percentuali assegnate prima del voto alle singole coalizioni, ai singoli esponenti politici candidati  presidente,  a conclusione degli scrutini  sia stata  clamorosamente rovesciata a causa di variabili intervenute e non ipotizzate oppure per altre motivazioni legate alle metodologie utilizzate, alle risposte fornite dai “mentitori professionisti e non ” , per la stessa  diffidenza conservata nei confronti degli intervistatori e cosi via. D’altro canto  le palesi  difformità tra le stime dei sondaggi e i risultati effettivi che sovente riscontriamo avranno pure delle motivazioni, delle cause visto e considerato che  il sondaggio politico elettorale è   in grado di soddisfare l’esigenza scientifica di verifica. Il sondaggio viene messo in discussione proprio  nell’uso politico in quanto l’ambito specifico  risulta essere  controllabile.  Le altre ricerche campionarie sfuggono  al controllo scientifico perché non è pensabile di organizzare un controllo, ovvero non si può fare un censimento delle opinioni per verificare/falsificare il risultato di un sondaggio.

Al di là di queste considerazioni lascia perplessi l’ulitizzo strumentale che sovente la politica esercita sul dato emergente dai sondaggi, consapevole che esiste sempre il  cosiddetto indice medio di errore» che varia- a nostro avviso- da Paese a Paese, da regione a regione. La Calabria forse più delle altre presenta una   maggiore possibilità di errore, non solo per le caratteristiche sociali e culturali, per la presenza di poteri che agiscono in silenzio indirizzando il consenso verso una coalizione anzicchè un’altra, per  l’eccessiva  scesa in campo di  candidati , molti dei quali con basse frequenze di consenso.

Lasciando, quindi, agli esperti sondaggisti il responso sulle intenzioni di voto e al segreto delle urne il vero laboratorio scientifico,   osserviamo alla luce dei fatti politici che si stanno verificando nella nostra regione quali  condizioni si stanno creando per raggiungere l’obiettivo cui tendono tutti i candidati e le coalizioni  finora annunciate.

Siamo in presenza di un centro sinistra  nel quale  molti hanno iniziato  la caccia per individuare  i responsabili per la fallità  unità della coalizione come se le reponsabilità appartenessero alla singola persona e non all’intero gruppo dirigente. Le responsabilità in questo caso non sono mai attribuibili al singolo esponente bensì all’intero gruppo dirigente che sovente esegue le direttive impartite da Roma e quindi condivise a livello nazionale laddove avvengono le vere spartizioni dei candidati con le relative individuazioni dei soggetti ai quali affidare la rappresentanza delle candidature a  presidenti. Solo pochi candidati vengono assolti perchè fuori da questo giro, perchè autonomi e indipendenti, non legati  a carrozzoni, correnti e gruppi di potere.

Pochi sfuggono a questa realtà per cui addossare colpe a singoli che in quel momento  rappresentano il partito è alquanto strumentale e non corretto.

Il centro sinistra è sempre stato un  arcipelago in cui sono convissute anime diverse, in cui le lotte interne sono state cruente  tanto da arrivare  alle consultazioni dilaniati dalle polemiche  e dalle lotte intestine. Non di meno è stato il centro destra dove gli egoismi personali  hanno fatto da padrone. Le logiche personalistiche spesso hanno preso il sopravvento sugli interessi comuni, offrendo agli avversari ciò che vorrebero togliere durante la campagna elettorale: consensi.

Le divisioni non sempre sono determinate da incomprensioni o egoismi di parte. Esse sono determinate anche da una visione oggettiva della realtà politica percepita. Se questa realtà percepita è negativa, che configura una intenzione di voto negativa, emersa non per i sondaggi, ma per  “fiuto esperenziale, allora inizia un processo di divisione che si fonda sul principio si salvi chi può.

Ecco allora la fuga dalle coalizioni, la fuga a discutere  sull’unità magari per salire sul carro del probabile vincitore. Sono questi movimenti, queste transumanze che dovrebbero essere studiate di più, attenzionate a livello politico sociale, per comprendere  la direzione dell’energia del vento.

E a quanto sembra le “transumanze” si avviano più verso il centro destra che verso il centro sinistra. un dato significativo che fa presumere un’affermazione del centro destra, lasciando aperta la porta d’ingresso per il secondo posto che potrebbe essere  varcato  dall’energia nuova e dirompente dell’ex magistrato De  Magistris, conoscitore dei drammi della Calabria,   ben accolto dalla base degli elettori  delusi presenti sia nel centro destra,  sia nel centro sinistra e sia  nei  pentastellati.

La politica, comunque, rimane sempre l’arte dell’impossibile come diceva qualcuno e fino alla presentazione delle liste e dei candidati tutto potrà succedere: anche l’individuazione di un punto di equilibrio tra le componenti che si richiamano al centro sinistra potrebbe  affermarsi .  Ammesso che   i sondaggi favoriscano le parti in causa. Altrimenti meglio  affrontare la sfida in proprio, facendo leva sulle proprie risorse politiche, sulle proprie capacità persuasive e creative per conquistare l’ambita  spazio all’interno di qusta regione in perenne attesa di un vero cambiamento di rotta, dove  la vera  politica, quella che guarda lontano,  ritorni ad essere di casa. ( La redazione)