Il prof. emerito, dirigente scolastico e scrittore, racconta radici, prospettive e sfide di una terra che merita futuro
Nell’ambito delle interviste dedicate al Savuto, rivolte non solo ai candidati alla presidenza della Regione Calabria ma anche a tutti coloro che credono nelle potenzialità di questo territorio, che si impegnano e dimostrano un autentico senso civico, la nostra testata, oggi, propone un altro contributo di grande rilievo culturale e civile: l’intervista esclusiva al prof. emerito Antonio Pettinato, dirigente scolastico, scrittore e autore di numerosi saggi, componente della Giuria del Premio Internazionale ” L’eco dei Comuni e delle Comunità”. Originario di Scigliano, il professore – trasferitosi da giovane al Nord ma sempre profondamente legato alle sue radici – ha arricchito la sua produzione letteraria con opere di grande valore, tra cui Le badesse, uno dei suoi ultimi lavori, che ha ottenuto diversi riconoscimenti classificandosi ai primi posti in numerosi premi letterari. Con lui abbiamo parlato di cultura come motore di crescita, del ruolo strategico delle infrastrutture e del patrimonio storico – dal ponte romano riconosciuto dall’UNESCO – alla necessità di una politica più vicina ai cittadini e alla fusione dei Comuni come risposta allo spopolamento. Un dialogo intenso, in cui nostalgia e visione si intrecciano, restituendo l’immagine di una terra che può ancora rinascere se valorizzata con coraggio, cultura e progettualità.

1. Cosa prova un uomo di cultura residente al Nord quando parla della sua Scigliano e del comprensorio del Savuto?
R. “Guardi, parlare del mio paese d’origine e del comprensorio del Savuto per me è sempre un misto di nostalgia e di affetto. Nonostante viva al Nord, porto con me un legame culturale e umano molto forte con Scigliano e con quelle terre. È un territorio ricco di storia e di tradizioni, e anche se ci sono sfide come lo spopolamento, credo sia importante valorizzarlo e ricordare quanto di buono c’è ancora in quelle comunità.”
2. Qual è la prima idea o proposta che sottoporrebbe al futuro Presidente della Regione Calabria per ridare centralità e dignità al Savuto?
R. “Beh, la prima proposta che farei al futuro presidente della Regione Calabria per dare dignità al Savuto sarebbe proprio investire in infrastrutture e valorizzazione culturale. Credo che dare centralità a questa valle significhi creare opportunità per i giovani, tutelare il patrimonio storico come il nostro antico ponte romano e promuovere le bellezze naturali. In questo modo possiamo restituire a quest’area la visibilità e l’orgoglio che merita. Un punto fondamentale che vorrei sottolineare è proprio la valorizzazione di un patrimonio straordinario come il ponte romano, che è anche riconosciuto dall’UNESCO. Al momento è quasi irraggiungibile, e credo che una delle prime cose che suggerirei al futuro presidente sia di investire in una strada di accesso e in segnaletica turistica adeguata. Questo non solo restituirebbe dignità al territorio, ma potrebbe attrarre visitatori e far riscoprire a tutti un tesoro storico unico, visto che in Italia di ponti così ne abbiamo solo due. Quindi davvero un’occasione per dare centralità al Savuto in modo concreto.”
3. Quanto conta, secondo lei, la cultura come motore di crescita e sviluppo per l’intera Valle?
R. “La cultura è senza dubbio un motore essenziale di crescita e di identità per la valle del Savuto, perché mantiene vive le tradizioni e può attrarre interesse e turismo. Tuttavia, per uno sviluppo completo, credo sia altrettanto importante creare condizioni economiche favorevoli e opportunità imprenditoriali che possano dare lavoro e stabilità. Naturalmente, questo richiede anche un contesto in cui la legalità e la sicurezza permettano a queste iniziative di fiorire. Quindi la cultura è fondamentale, ma serve anche un impegno più ampio per garantire un vero rilancio.”
4. Lei non ha mai nascosto le sue radici nella sinistra: cosa suggerirebbe oggi alla politica e cosa invece le rimprovererebbe?
R. “Sì, è vero, ho sempre avuto radici nella sinistra e le ho vissute con coerenza. Alla politica di oggi suggerirei di riscoprire un po’ di quello spirito di vicinanza ai territori e alle persone, di ascoltare di più le comunità locali e di investire sul futuro con una visione a lungo termine. Quello che forse rimprovererei è una certa distanza dai bisogni concreti della gente e la mancanza di un impegno chiaro per affrontare questioni come la legalità e il lavoro. Ma credo sempre che la politica possa migliorare se si avvicina di nuovo alle persone e ai loro bisogni reali. In fondo, quello che suggerirei è proprio di riportare la politica al suo senso etimologico, al concetto greco di ‘polis’, cioè di cura della comunità e del bene comune. Penso che la politica possa ritrovare la sua nobiltà proprio tornando ad ascoltare e a lavorare per i cittadini, come era nell’idea originaria. Quindi sì, la mia speranza è che si torni a una politica più vicina alle persone, alle loro esigenze reali, e al vero senso della parola.”
5. La fusione dei comuni del Savuto come risposta allo spopolamento e alla fuga dei giovani: qual è il suo pensiero?
R. “Ritengo che la fusione dei comuni del Savuto possa essere una strategia interessante, a patto che venga fatta con un vero coinvolgimento delle comunità locali e con un progetto ben strutturato. Potrebbe aiutare a ottimizzare risorse, servizi e a rendere il territorio più attrattivo per i giovani, contrastando lo spopolamento. Tuttavia, è importante che questa fusione non sia solo una soluzione tecnica, ma anche un modo per rafforzare l’identità culturale e creare nuove opportunità economiche. Insomma, se fatta con cura e attenzione, potrebbe davvero essere una risposta positiva per il futuro della valle. Certamente, la fusione può essere una strategia utile, ma è fondamentale che ogni comunità mantenga la propria identità e le proprie tradizioni. La fusione non dovrebbe significare perdere le radici di ciascun paese, ma piuttosto unire le forze rispettando la storia e la cultura di ognuno. In questo modo si può creare una realtà più forte senza disperdere quello che rende unici questi luoghi. Ecco, in conclusione, è un po’ come ho cercato di fare nel mio libro ‘Il Destino di Onit’, che in realtà parla proprio di Scigliano anche se ho cambiato nomi e dettagli. Ho voluto raccontare la mia terra con affetto ma anche con onestà, mettendo in luce sia le bellezze che le criticità. Credo che guardare in modo critico la propria realtà non significhi amarla di meno, anzi: è proprio così che possiamo sperare di migliorarla davvero.”
6. Come giudica la classe politica e istituzionale espressa dal comprensorio?
R. “Finora la gestione è stata molto ordinaria e forse è mancata una visione davvero straordinaria e coraggiosa, appunto un “sogno” amministrativo. Auspico che in futuro la classe politica possa davvero puntare più in alto, con progetti fuori dall’ordinario che rispondano meglio alle esigenze del territorio”
7. Alla luce della sua esperienza nella scuola, quali consigli darebbe per rilanciare formazione ed educazione nel territorio?
R. “In base alla mia esperienza, ritengo che per rilanciare la formazione e l’educazione nel territorio serva puntare su un approccio innovativo e inclusivo. Bisogna valorizzare le risorse locali, investire in progetti educativi che parlino ai giovani e offrire opportunità che li motivino a restare e a credere nel proprio territorio. Con un po’ di creatività e impegno, la scuola può davvero diventare un motore di rinascita e di speranza per tutta la comunità.”
8 Scigliano ha perso progressivamente la sua funzione trainante nella Valle. Quali, secondo lei, le cause di questa perdita di centralità?
R. “La perdita di centralità di Scigliano è sicuramente il risultato di una serie di fattori storici e amministrativi che hanno influenzato la valle nel corso del tempo. Forse c’è stata una certa mancanza di visione a lungo termine, con un po’ troppo affidamento sulle glorie passate e meno attenzione al futuro. In altre parole, è mancata una progettualità condivisa e uno sforzo coordinato delle varie classi dirigenti, indipendentemente dal colore politico, per affrontare i cambiamenti. Credo che riconoscere questo sia il primo passo per trovare nuove soluzioni e dare a Scigliano una nuova opportunità di crescere. Anche se la situazione oggi sembra difficile e la tendenza demografica è scoraggiante, credo che ogni comunità abbia ancora una possibilità di ripensarsi. Magari puntando su piccole iniziative locali, valorizzando le risorse culturali e naturalistiche che ci sono, e cercando di attirare un turismo sostenibile o nuove piccole imprese. Anche le comunità che sembrano destinate a spopolarsi a volte riescono a trovare una nuova vita reinventandosi. Quindi il mio messaggio sarebbe di non perdere del tutto la speranza, ma di credere che anche piccoli passi e idee nuove possano dare a Scigliano una chance di futuro.” (Fg)