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Alla scoperta dell’ interessante libro di Sabrina Garofalo:- Donne, Violenza e ‘ndrangheta- Metodi, Storie e Politiche. La recensione del rinomato Prof. Eugenio Maria Gallo

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Tra le ultime novità letterarie che hanno fatto il loro ingresso nelle librerie, spicca un libro che ha immediatamente catturato l’attenzione per il suo specifico tema, affrontato dall’autrice Sabrina Garofalo. Appena arrivato nelle vetrine delle librerie solo alcuni giorni fa, questo  libro  ha già suscitato un vivace dibattito tra i lettori e i critici letterari. Presentato di recente in una affollata serata presso la libreria Mondadori di Piano Lago, il libro ha suscitato notevole curiosità e interesse. Oggi siamo entusiasti di condividere con voi la recensione dettagliata di questo straordinario libro, a cura del rinomato professore Eugenio Gallo, il quale ha esaminato con occhio esperto ed attento ogni pagina di questo interessante saggio.

 SABRINA GAROFALO, DONNE, VIOLENZA E ‘NDRANGHETA – METODI, STORIE E POLITICHE – NOVALOGOS / ORTICA EDITRICE Soc. Coop., Aprilia. Finito di stampare nel mese di Maggio 2022 da Sevices4media s.r.l., Bari.

                   – Recensione a cura di Eugenio Maria Gallo –

Ho letto con attenzione il saggio di Sabrina Garofalo Donne, Violenza e ‘Ndrangheta – Metodi, Storie e Politiche – e l’ho trovato molto interessante ed importante. E’ un saggio scritto non solo con la testa, ma anche col cuore che partecipa attivamente alle vicende e alle testimonianze narrate. Il lavoro analizza, in modo intelligente e oggettivo, la condizione di alcune realtà del nostro Sud e ne coglie l’essenza e gli aspetti portanti. facendone emergere, altresì, la misura paradigmatica in cui, per la problematica, si collocano tanti altri luoghi del mondo. Il saggio di Sabrina Garofalo, bene impostato dal punto di vista scientifico ed adeguatamente strutturato sul piano metodologico, affronta con coraggio e con un’indagine efficace e chiara la realtà dell’universo femminile di alcuni luoghi della nostra terra, una realtà soggiogata da una mentalità di natura familiare, familistica e strutturale, insita anche in specifici gruppi di stampo mafioso. Questa mentalità, vieta ed organica a determinati modi di comportamento, si traduce in una forma di “potere” aggressivo ed ossessivo che domina l’ambiente familiare o di gruppo ed impedisce alla donna di essere sé stessa, di essere donna, cioé “domina” nel senso di “padrona” e libera artefice della propria vita e del proprio destino. Le pagine di questo saggio

Prof. Eugenio Maria Gallo

, dopo importanti riferimenti di natura metodologica, entrano nella dimensione fondamentale della problematica con la presentazione e l’analisi di alcune interessanti testimonianze raccolte mediante un’accurata indagine sul campo. Da ciò emerge, in ambito di particolari contesti, una subordinazione da parte della donna ad un potere patriarcale e di gruppo, che la condiziona, con ogni mezzo, nella sua libertà e nel suo cammino verso l’indipendenza personale. E’ una prassi, spesso, violenta che, come particolare forma di “potere” sulla donna, nega ad essa diritti e libertà di scelta, in nome dell’onore, della vergogna o di altro. Parimenti, però, da queste pagine viene fuori,  come testimoniato da alcune manifestazioni concretamente verificatesi, anche un atteggiamento di rivolta della donna nei confronti d’un simile stato di cose, un atteggiamento teso alla ribellione al potere ombra, che domina in famiglia o nel gruppo. Le testimonianze raccolte sono storie che si calano nella storia delle donne, nella loro vita e nella loro storia di persone. “Le soggettività femminili, in quanto tali, – scrive Sabrina Garofalo – elaborano percorsi in base al proprio essere e al proprio sentire, scegliendo ogni giorno chi essere e come stare al mondo. Svincolarsi dalle logiche legate al paradigma della scelta assoluta, significa guardare alle esperienze delle donne nei termini delle possibilità, lasciando priorità alla propria autodeterminazione” (Cfr. p. 101). Autodeterminazione, libertà, indipendenza, sembra che in merito il cammino, per la donna, almeno in determinati contesti, sia ancora lungo. Se penso a certe inchieste sulla condizione femminile, condotte nel Sud d’Italia sul finire degli anni Sessanta, non posso non domandarmi a che punto sia  il cammino di liberazione della donna. Ebbene, stando alle testimonianze proposte in queste pagine, è fin troppo chiaro che, almeno in certi ambiti, c’è ancora tanto da fare. Sì, c’è tanto da fare! La donna deve ancora lottare, quotidianamente, e deve trovare il giusto passo per realizzare un modello di autodeterminazione su tutti i fronti che riguardano, ogni giorno, il proprio cammino, dallo studio alla propria posizione in famiglia e alla possibilità d’una vita sociale, dal lavoro al campo affettivo, dal mondo delle relazioni “alle scelte legate al corpo”. “Ciò che si chiede a queste donne – scrive Sabrina Garofalo – è di rompere con il passato, di ‘rinnegare il padre’” (Cfr. pp. 52- 53). In fondo è “dal no al padre che nasce il figlio”, nel caso specifico una figlia che possa realizzarsi come libero soggetto di vita.  E’ dal “no” all’ossessiva gabbia familistica e di gruppo che nasce un vero processo di autodeterminazione. E, per farlo, è necessario risvegliare quel seme di libertà, che la donna come ogni essere ha in sé, e che è fondante del proprio essere per realizzare la libertà dell’esser- ci, come insieme di quelle libertà derivate (libertà di scelta, libertà di relazionarsi, libertà di realizzare il proprio progetto di vita, etc.) che sono l’essenza del suo processo di autodeterminazione. Ma la realtà, in certi luoghi e contesti, purtroppo, è diversa. “L’essere e diventare individui e, nel caso specifico, individue è rivoluzionario in alcuni contesti, (…). L’essere e diventare donne, professioniste, imprenditrici, madri portando avanti una idea forte di libertà ed autonomia rappresenta ancora, in alcuni contesti, una sfida al potere riconosciuto e costituito, una sfida al senso comune e alla quotidianità” (Cfr. p. 94). Interessanti queste osservazioni di Sabrina Garofalo, come del resto interessante e profondamente significativo è il suo saggio. Nel leggere e nel meditare queste pagine, mi è sembrato di sentire le parole del Goethe morente: “Licht, mehr licht”, cioé “luce, più luce”. E “luce” sollecita, per le donne, Sabrina Garofalo con il proprio lavoro. E’ necessario, infatti, che la donna esca dal buio d’un “potere occulto”, che minaccia punizioni e ritorsioni (e talora le attua), per ritrovare la luce del proprio essere e la forza di realizzare, come possibilità aperta, la propria libertà ed il proprio progetto di vita. E in questo impegno la società ha il dovere di affiancarla e di sostenerla”.

Eugenio Maria Gallo