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Agosto in Sociologia di Francesco Garofalo sociologo

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La dissimulazione: il volto nascosto della menzogna

Un mese per riflettere sulla società attraverso i fenomeni che animano il web e la vita quotidiana
Agosto è il mese delle vacanze, del riposo e di un tempo più disteso, che spesso ci consente di osservare con maggiore attenzione ciò che durante l’anno scorre velocemente davanti ai nostri occhi. È anche il periodo in cui il web diventa un grande contenitore di idee, curiosità, dibattiti e parole che, nel bene e nel male, orientano opinioni e comportamenti. Nasce da qui “Agosto in Sociologia”, la nuova rubrica de L’Eco della Valle. Ogni giorno prenderemo spunto da un tema particolarmente presente nella comunicazione contemporanea per leggerlo attraverso la lente della sociologia. L’obiettivo non è stabilire chi abbia ragione o torto, ma comprendere il significato dei comportamenti umani, le ragioni della loro diffusione e gli effetti che producono nelle relazioni sociali e nella vita delle comunità. Iniziamo questo percorso con un argomento tanto antico quanto attuale: la dissimulazione.
La dissimulazione: il volto nascosto della menzogna che logora la fiducia
Ci sono menzogne che si ascoltano e altre che si intuiscono. Le prime sono fatte di parole false; le seconde di verità incomplete, silenzi studiati e omissioni intenzionali. È il mondo della dissimulazione, un comportamento che accompagna la storia dell’uomo e che, oggi più che mai, merita una riflessione. Perché si dissimula? La risposta non è soltanto psicologica, ma anche sociologica. L’ essere umano vive costantemente all’interno di relazioni sociali nelle quali ricerca consenso, approvazione, prestigio, appartenenza e riconoscimento. Ogni individuo costruisce, giorno dopo giorno, un’immagine di sé che desidera venga accolta positivamente dagli altri. Quando questa immagine rischia di incrinarsi, può nascere la tentazione di nascondere una parte della realtà invece di affrontarla apertamente. La dissimulazione diventa così una strategia relazionale. Non si mente apertamente, perché la menzogna è più facilmente individuabile; si preferisce omettere, lasciare intendere, raccontare soltanto ciò che conviene. È una forma di comunicazione nella quale il non detto assume spesso un peso maggiore delle parole pronunciate. L’interlocutore, inconsapevolmente, completa i vuoti, interpreta i silenzi e costruisce una realtà che, pur apparendo plausibile, è stata orientata da chi ha scelto di dissimulare.
Erving Goffman, tra i maggiori studiosi delle relazioni sociali, descriveva la vita quotidiana come una rappresentazione teatrale. Ognuno di noi interpreta ruoli diversi a seconda dei contesti: in famiglia, sul lavoro, nella vita pubblica. Presentare il proprio lato migliore è naturale. Il problema nasce quando la cura della propria immagine si trasforma nella costruzione consapevole di una realtà diversa da quella effettiva. Le ragioni sociali della dissimulazione Le motivazioni possono essere molteplici. Si dissimula per paura del giudizio, per evitare conflitti, per conservare una posizione di prestigio, per non perdere consenso, per difendere interessi personali o semplicemente perché si ritiene che la verità possa essere più dannosa del silenzio.
Nella società contemporanea, dominata dall’immagine e dalla comunicazione digitale, questa tendenza si è ulteriormente accentuata. I social network, ad esempio, inducono spesso a mostrare soltanto gli aspetti migliori della propria esistenza, lasciando nell’ombra difficoltà, fragilità e contraddizioni. Si costruisce così una rappresentazione selettiva della realtà che, pur non essendo necessariamente falsa, non coincide con la sua completezza. Quando si incrina la fiducia
Dal punto di vista sociologico, la dissimulazione non produce effetti soltanto sul piano individuale.
Essa finisce per compromettere il bene più prezioso di ogni comunità: la fiducia. Ogni società si regge su un patrimonio invisibile fatto di credibilità, lealtà e trasparenza. È quello viene definito capitale sociale: quell’insieme di relazioni di fiducia che rende possibile la collaborazione tra cittadini, istituzioni, associazioni e imprese. Quando prevalgono l’ambiguità e la dissimulazione, questo capitale si consuma lentamente. Crescono il sospetto, la diffidenza e la convinzione che dietro ogni comportamento possa nascondersi un interesse non dichiarato. Le piccole comunità conoscono bene questo fenomeno. In contesti nei quali tutti si conoscono, la reputazione rappresenta un patrimonio prezioso. Proprio per questo motivo può nascere la tentazione di salvaguardare l’apparenza più che affrontare la realtà. Eppure sono gli stessi piccoli centri a dimostrare che la fiducia richiede anni per essere costruita e può essere compromessa in pochi istanti. Prudenza e dissimulazione non sono la stessa cosa
La sociologia distingue chiaramente tra riservatezza e dissimulazione. Non tutto ciò che viene taciuto costituisce un inganno. Esistono il diritto alla privacy, il rispetto della dignità delle persone e il dovere della prudenza. Custodire un segreto legittimo significa tutelare un diritto; omettere intenzionalmente elementi essenziali per orientare il giudizio altrui significa, invece, alterare il rapporto di fiducia. È in questo confine sottile che si misura la responsabilità individuale.
Una riflessione per tutti. Viviamo in una società nella quale la velocità della comunicazione rischia talvolta di prevalere sulla profondità dei rapporti umani.
Recuperare il valore della trasparenza non significa rinunciare alla prudenza, ma restituire centralità alla fiducia, senza la quale nessuna famiglia, nessuna istituzione e nessuna comunità possono crescere in modo armonico. Perché, in definitiva, la bugia inganna chi ascolta; la dissimulazione rischia di ingannare un’intera comunità, consumando lentamente quel legame di fiducia senza il quale nessuna società può dirsi davvero libera, forte e coesa. Con “Agosto in Sociologia” continueremo, nei prossimi giorni, a esplorare altri temi che il web propone quotidianamente, cercando di andare oltre la superficie delle parole per comprendere i fenomeni sociali che raccontano il nostro tempo.

Appuntamento a domani con “Agosto in Sociologia”.
Il prossimo approfondimento sarà dedicato a un tema che ogni estate torna puntualmente al centro del dibattito pubblico: i tradimenti estivi.
Le vacanze favoriscono davvero l’infedeltà oppure si tratta di una percezione amplificata dai media e dal web? Partendo da studi, ricerche e dati disponibili, analizzeremo il fenomeno con il consueto approccio sociologico, per comprenderne le cause, i significati e i cambiamenti che racconta della società contemporanea. (Fg)