Inviata al presidente della Prima Commissione consiliare, Orlandino Greco, la richiesta firmata da Francesco Garofalo. Al centro della proposta un cambio di paradigma: il Comune unico come nuova «infrastruttura istituzionale» per rispondere ai bisogni dei comprensori e delle comunità.
Portare il progetto di fusione dei Comuni in zone territorialmente contigue e omogenee all’attenzione del Consiglio regionale della Calabria, aprendo un confronto sulle prospettive dei territori e sull’organizzazione dei poteri locali. È questo l’obiettivo della richiesta di audizione inviata dal Movimento Nazionale per la Fusione dei Piccoli e Medi Comuni d’Italia al presidente della Prima Commissione consiliare permanente, Orlandino Greco, e alla Segreteria della Commissione. La nota, datata 4 novembre 2026 e sottoscritta dal presidente del Movimento, Francesco Garofalo, fa seguito all’incontro del 29 ottobre scorso e alla disponibilità al confronto manifestata in quella sede. Alla richiesta sono allegati una bozza di proposta di legge regionale, un dossier di approfondimento e la Carta dei servizi e della prossimità: tre documenti che delineano le ragioni, gli strumenti e le finalità del modello proposto. Il punto centrale è il comprensorio omogeneo come riferimento per un nuovo modello istituzionale. Secondo il Movimento, la frammentazione amministrativa, lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione e le crescenti difficoltà nel mantenimento dei servizi rendono necessario un ripensamento della dimensione nella quale si assumono le decisioni e si programma lo sviluppo. Lavoro, mobilità, istruzione, assistenza, tutela ambientale e sicurezza del territorio sono bisogni che attraversano quotidianamente i confini municipali. Da questa constatazione nasce la proposta di costruire una dimensione di governo coerente con le relazioni sociali ed economiche che già collegano le comunità. Un cambio di paradigma, dunque, che assume la fusione come strumento per dare al comprensorio una guida politica unitaria, una programmazione integrata e una struttura amministrativa adeguata alle sfide da affrontare. Nella nota, questa prospettiva viene definita attraverso un’espressione che sintetizza l’impostazione del Movimento: una nuova «infrastruttura istituzionale». Il Comune unico dovrebbe rafforzare la capacità di progettazione, migliorare l’organizzazione dei servizi e l’impiego delle risorse, accrescere la rappresentanza del territorio nei rapporti con la Regione, lo Stato e gli altri livelli di governo. L’individuazione delle zone omogenee, precisa il documento, richiede un’approfondita valutazione della contiguità territoriale, dei collegamenti, delle relazioni sociali ed economiche, delle caratteristiche ambientali, delle affinità storico-culturali e dei servizi condivisi. Un percorso, quindi, da costruire sulla conoscenza dei territori e delle loro effettive interdipendenze. «Un Comune unico per salvare e far rinascere i nostri Comuni» è la formula con cui il Movimento esprime la finalità del progetto: assicurare un futuro alle comunità attraverso un’istituzione più solida, capace di valorizzare le identità dei borghi, sostenere la partecipazione democratica e garantire servizi accessibili. Proprio su quest’ultimo aspetto si concentra la Carta dei servizi e della prossimità, presentata come componente essenziale della proposta. La riorganizzazione istituzionale, nell’impostazione del Movimento, deve tradursi in benefici concreti per i cittadini e in una presenza dell’amministrazione accessibile nelle diverse comunità. La dimensione unitaria del governo del territorio si accompagna, pertanto, all’esigenza di mantenere un rapporto vicino e riconoscibile tra cittadini e istituzione. La richiesta richiama l’articolo 117, commi 1 e 2, del Regolamento interno del Consiglio regionale quale riferimento per l’audizione. Il Movimento intende utilizzare il confronto in Commissione per illustrare la documentazione elaborata e approfondire le condizioni normative, organizzative e partecipative necessarie ad accompagnare i percorsi di fusione, nel rispetto delle procedure previste e della consultazione delle popolazioni interessate. Alla Prima Commissione viene chiesto di inserire l’audizione nel calendario dei lavori, secondo le modalità e i tempi che saranno ritenuti opportuni, e di acquisire i documenti allegati per metterli a disposizione dei componenti. La composizione della delegazione sarà comunicata successivamente alla Segreteria. Con questa iniziativa, il Movimento porta nel confronto regionale una questione che riguarda il futuro stesso delle comunità: quale organizzazione istituzionale possa consentire ai territori di affrontare insieme problemi condivisi e costruire nuove opportunità di sviluppo. La proposta delle fusioni in zone omogenee si offre così alla discussione pubblica come un progetto di rinnovamento del governo locale, legato alla qualità dei servizi, alla partecipazione e alla possibilità dei borghi di continuare a essere luoghi di vita.
