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Savuto e Reventino, serve una nuova primavera civica: prima dei candidati, un progetto di territorio

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Verso le prossime elezioni comunali, L’Eco della Valle apre il confronto su partecipazione, servizi e sviluppo. Il Comune Unico come proposta per superare la frammentazione e costruire una programmazione condivisa. Interessati anche i Comuni di Rogliano e Soveria Mannelli, due centri di riferimento del Savuto e del Reventino

di Francesco Garofalo

Diversi Comuni del Savuto, del Reventino e dei territori vicini si preparano al rinnovo dei sindaci e dei consigli comunali. Un passaggio che dovrebbe sollecitare incontri pubblici, discussioni sui programmi e occasioni di confronto per individuare le persone alle quali affidare il governo delle comunità. Il dibattito, invece, fatica a prendere forma e a coinvolgere stabilmente i cittadini. La questione riguarda la capacità dei territori di esprimere una classe dirigente preparata, consapevole delle trasformazioni sociali e capace di amministrare risorse limitate, programmare interventi e rispondere a bisogni sempre più complessi. Lo spopolamento ha impoverito il tessuto comunitario. Contemporaneamente, il venir meno delle sezioni di partito e di molti luoghi di formazione politica ha indebolito gli spazi nei quali si imparava a discutere, assumere responsabilità e costruire proposte. Alla distanza dalla politica si aggiunge quella dalle istituzioni, alimentata quando il coinvolgimento dei cittadini si esaurisce nella richiesta del voto. Ne risentono la qualità della rappresentanza e la capacità delle amministrazioni di affrontare insieme problemi che attraversano più paesi. I borghi affacciati sulle valli del Savuto, dello Jassa — indicato anche come Iassa — e, nell’area del Reventino e nei territori contigui, dell’Amato, del Corace e del Bagni condividono esigenze che superano i confini municipali: mobilità, accesso ai servizi, tutela del territorio e collegamenti con i principali centri di studio e lavoro. Questa geografia dovrebbe suggerire una maggiore unità nella programmazione. Le risorse del PNRR hanno offerto un’occasione per ripensare anche queste relazioni. La domanda da porre pubblicamente è quanto le singole progettazioni abbiano contribuito a costruire un sistema territoriale: quali servizi siano stati collegati, quali duplicazioni evitate, quali benefici condivisi prodotti.

Ottenere un finanziamento è un risultato amministrativo. Il suo valore per la comunità si misura anche negli anni successivi, quando l’opera deve funzionare, essere utilizzata e trovare risorse per personale, manutenzione e gestione.

Il tema degli asili nido rende particolarmente evidente questa esigenza. Si tratta di servizi fondamentali per i bambini, per le famiglie e per favorire l’occupazione, soprattutto femminile. Proprio per questo la loro realizzazione richiede una valutazione attenta della domanda attuale, dei bisogni inespressi e delle prospettive demografiche. Quando strutture vicine insistono su bacini di popolazione ridotti, occorre verificare quanti bambini potranno frequentarle, quali saranno le tariffe, come verranno organizzati i collegamenti e quali risorse garantiranno la continuità del servizio. La vicinanza tra edifici, da sola, non dimostra uno spreco; rende però necessario un confronto trasparente sulla sostenibilità delle scelte. Un nido può anche incoraggiare una famiglia a restare o a trasferirsi. Perché ciò avvenga, deve inserirsi in un insieme di condizioni favorevoli: lavoro, abitazioni accessibili, trasporti e servizi affidabili. Diversamente, il rischio è costruire una struttura senza riuscire a renderla pienamente utile. Programmare significa partire dai bisogni e organizzare le risposte alla scala più adeguata. Le opportunità di finanziamento dovrebbero sostenere questo percorso. Quando diventano il principale criterio di scelta, si rischia di adattare il territorio al bando, perdendo di vista le sue necessità. Lo stesso interrogativo riguarda trasporti, scuola, assistenza e servizi agli anziani. Per un cittadino conta poter raggiungere una visita medica, frequentare le lezioni, rientrare dal lavoro o ricevere assistenza a domicilio. La qualità della risposta dipende dalla capacità di collegare competenze e responsabilità diverse.

Ai giovani chiediamo spesso di restare. Dobbiamo domandarci quali condizioni concrete offriamo loro per farlo. La restanza richiede opportunità; il ritorno richiede prospettive credibili. E la “connettanza”, intesa come capacità di mantenere e rendere produttivi i legami tra chi vive nei paesi e chi è partito, ha bisogno di occasioni di collaborazione, accessibilità e relazioni continuative.

L’appartenenza affettiva è una risorsa preziosa. Diventa una forza di sviluppo quando incontra istituzioni capaci di ascoltare e organizzare energie, competenze e iniziative.

Che fare, dunque, in vista delle prossime elezioni?

Occorre riaprire luoghi di confronto nei quali cittadini, associazioni, professionisti, lavoratori, imprenditori e giovani possano contribuire alla definizione delle priorità. Incontri pubblici, laboratori sui servizi, occasioni di ascolto nei quartieri e nelle frazioni possono aiutare a costruire programmi verificabili e a individuare le competenze necessarie per attuarli. Le candidature dovrebbero maturare anche attraverso questo lavoro. Chi si propone alla guida di un Comune deve spiegare quali problemi intenda affrontare, con quali strumenti, attraverso quali collaborazioni e con quali possibilità di gestione nel tempo. Dentro questo confronto va collocata la proposta del Comune Unico, quale nuova infrastruttura istituzionale per le aree territorialmente contigue e omogenee. La sua forza potenziale risiede nella possibilità di dare una direzione unitaria alla programmazione, rafforzare gli uffici, organizzare meglio i servizi e rendere coerenti gli investimenti. Una trasformazione da costruire attraverso il coinvolgimento delle popolazioni, accompagnandola con garanzie sulla rappresentanza dei diversi centri e sulla presenza dei servizi di prossimità. Le identità dei paesi meritano tutela e riconoscimento. Una nuova organizzazione istituzionale può contribuire a mantenerle vive se migliora le condizioni di chi le abita e offre loro un futuro condiviso.

In diversi contesti, le relazioni quotidiane hanno già oltrepassato le delimitazioni amministrative: le persone abitano in un Comune, lavorano in un altro, accompagnano i figli a scuola altrove e utilizzano servizi distribuiti nell’intera area. Il governo del territorio deve misurarsi con questa realtà. Il Comune Unico non produce automaticamente buona amministrazione. Può tuttavia offrire strumenti più adeguati, a condizione che sia sostenuto da un progetto serio, da competenze e da una partecipazione effettiva. Per valutarlo servono proposte concrete: organizzazione degli uffici, distribuzione dei servizi, accessibilità, rappresentanza e priorità degli investimenti. Anche la partecipazione deve trovare forme riconoscibili e continuative. I cittadini devono poter conoscere le decisioni, comprenderne le ragioni, proporre alternative e verificare gli impegni assunti. Il controllo democratico acquista forza quando le informazioni sono accessibili e il confronto può incidere sulle scelte.

L’indifferenza, invece, restringe progressivamente lo spazio pubblico. Quando prevale l’idea che nulla possa cambiare, diminuiscono le persone disponibili a contribuire e aumenta la distanza tra chi decide e chi subisce le conseguenze delle decisioni. Il Savuto, il Reventino e le aree vicine hanno espresso donne e uomini capaci di unire impegno politico, cultura e responsabilità sociale. Quella storia può alimentare una nuova disponibilità a dare e a fare, coinvolgendo anche chi oggi guarda alla vita pubblica con sfiducia. L’Eco della Valle apre da oggi un confronto su questi temi. Invitiamo cittadini, amministratori, associazioni e realtà sociali a intervenire con idee sostenibili, fattibili e verificabili: quali servizi organizzare insieme? Quali collegamenti potenziare? Come sostenere le famiglie, gli anziani e i giovani? Quale percorso avviare verso una nuova organizzazione istituzionale? Le responsabilità regionali, nazionali ed europee vanno richiamate con precisione. Allo stesso tempo, ogni Comune esercita una responsabilità di governo: programma, investe, gestisce e controlla, rendendo conto ai cittadini dei risultati. Una nuova primavera civica può cominciare da qui: dalla disponibilità a incontrarsi, condividere conoscenze e assumere impegni. Le prossime elezioni saranno un’occasione utile se il confronto sui candidati crescerà insieme a una domanda più impegnativa: quale futuro vogliamo costruire, insieme, per questi territori? (Francesco Garofalo)