Home Attualità Amministrare richiede più del coraggio: competenza, visione e senso del servizio...

Amministrare richiede più del coraggio: competenza, visione e senso del servizio di Francesco Garofalo

20

Guidare un Comune significa conoscere le proprie responsabilità, valorizzare le professionalità e costruire collaborazione tra territori. La buona volontà è necessaria, ma deve diventare capacità di governo. Per fare il sindaco serve coraggio. Ma il coraggio, da solo, non basta a qualificare una buona amministrazione. Prima ancora occorrono consapevolezza del ruolo, senso del dovere, spirito di servizio e rispetto delle comunità. E oggi, in modo particolare, preparazione, talento e creatività: qualità indispensabili per trasformare risorse limitate in risposte concrete. Chi assume un incarico pubblico deve conoscere le responsabilità che comporta, i poteri di cui dispone e i limiti entro cui può esercitarli. Il consenso elettorale conferisce una legittimazione democratica; la capacità di amministrare si dimostra attraverso le scelte, l’organizzazione e i risultati. Le ristrettezze finanziarie che condizionano molti enti locali rendono questo compito particolarmente impegnativo. Quando le risorse bastano appena a sostenere i servizi essenziali, progettare interventi di ampio respiro diventa difficile. Proprio questa difficoltà, tuttavia, dovrebbe spingere a ripensare la scala delle politiche pubbliche. Ciò che un Comune fatica a realizzare da solo può diventare possibile attraverso la collaborazione con altri Comuni. Condividere professionalità, coordinare la progettazione e organizzare servizi per più comunità può consentire di affrontare bisogni che superano da tempo i confini amministrativi. Mobilità, assistenza, manutenzione del territorio, servizi culturali e strumenti digitali richiedono spesso una visione comprensoriale. La collaborazione acquista valore quando produce impegni precisi: obiettivi comuni, risorse individuate, responsabilità definite e risultati verificabili. Anche la creatività amministrativa va intesa in questo senso: trovare soluzioni praticabili, costruire alleanze istituzionali, intercettare opportunità e adattarle ai bisogni reali. Ogni scelta deve restare entro la legalità e poggiare su una valutazione seria della sua sostenibilità.
In questo ragionamento è essenziale chiarire la distinzione tra responsabilità politica e responsabilità gestionale. Le riforme degli anni Novanta, comprese quelle comunemente definite “Bassanini”, hanno rafforzato una separazione oggi espressa dal Testo unico degli enti locali: agli organi di governo competono l’indirizzo e il controllo politico-amministrativo; ai dirigenti spettano la gestione amministrativa, finanziaria e tecnica e gli atti necessari ad attuare gli obiettivi. Nei Comuni privi di dirigenti, le relative funzioni possono essere attribuite ai responsabili degli uffici o dei servizi.
La distinzione, dunque, riguarda indirizzo politico e gestione amministrativa. La giunta è essa stessa un organo esecutivo dell’ente, ma questo non significa che debba sostituirsi agli uffici nell’adozione degli atti gestionali. Nel rispetto delle rispettive competenze, consiglio, giunta e sindaco concorrono a definire priorità, programmi e condizioni per la loro attuazione; la struttura amministrativa traduce gli obiettivi in procedimenti e provvedimenti.
Sarebbe però inesatto sostenere che questa separazione abbia liberato i sindaci da ogni responsabilità. Restano le attribuzioni e i doveri propri della carica; inoltre, nei piccoli Comuni la legge consente, a determinate condizioni, di attribuire responsabilità gestionali anche a componenti dell’organo esecutivo. Occorre quindi considerare sempre le funzioni concretamente esercitate. Il principio da difendere è la chiarezza delle competenze. Chi governa deve saper programmare, assegnare obiettivi, promuovere la ricerca delle risorse e verificare i risultati, rispettando l’autonomia professionale degli uffici. Chi gestisce deve poter operare con competenza, imparzialità e responsabilità. Per questo, accanto a una buona guida politica, serve una struttura tecnica e umana all’altezza del compito. Nessun amministratore può possedere da solo tutte le conoscenze necessarie. Deve però saper comprendere i problemi, valutare le proposte, riconoscere le professionalità e organizzare il lavoro. Servono formazione continua, collaborazione e capacità di ascolto, anche nei rapporti con il personale. La buona volontà è una premessa preziosa. Per superare gli ostacoli del sistema deve però accompagnarsi alla preparazione. Le procedure vanno conosciute, i finanziamenti richiedono progetti credibili e ogni investimento comporta obblighi che proseguono ben oltre l’inaugurazione.
Un’opera pubblica va valutata anche per ciò che accadrà dopo la sua realizzazione. Quanto costerà mantenerla? Chi la gestirà? Quante persone potranno utilizzarla? Quale bisogno soddisferà? Un contributo ottenuto rappresenta un’opportunità che deve essere sostenuta da una prospettiva di funzionamento. Il rapporto tra costi e benefici assume qui un significato pubblico. Il beneficio può consistere in minori disagi, maggiore accessibilità, opportunità per i giovani, tutela delle persone fragili e migliore qualità della vita. Sono ricadute che meritano di essere valutate insieme ai costi di costruzione, gestione e manutenzione.
Un servizio condiviso, capace di raggiungere più comunità e di durare nel tempo, può offrire un valore maggiore di strutture duplicate che i singoli enti faticano a sostenere. Saperlo riconoscere richiede lungimiranza e disponibilità al confronto.
Amministrare significa, infine, rispettare le persone: spiegare le scelte, rendere conto delle difficoltà, accettare le osservazioni e correggere gli errori. La legalità deve accompagnare l’intero percorso delle decisioni pubbliche, insieme alla trasparenza e alla cura delle risorse collettive.
Il coraggio conserva il suo valore quando sostiene scelte preparate e responsabili. Ma la qualità di un’amministrazione si misura soprattutto nella capacità di conoscere i bisogni, costruire soluzioni e mantenerle nel tempo. Chi guida una comunità deve mettere competenza e immaginazione al servizio del suo futuro. (Francesco Garofalo)