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Savuto-Reventino e dintorni: il valore del cibo, dalla cultura contadina alle sfide del futuro

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La Giornata mondiale dell’alimentazione richiama il diritto a nutrirsi bene e la responsabilità di custodire le risorse. Nei nostri territori, le iniziative promosse durante l’anno da istituzioni, associazioni e organismi scientifici, come il Festival della Dieta Mediterranea di Aiello Calabro, contribuiscono a diffondere conoscenza, prevenzione e rispetto per il lavoro agricolo.

Nelle case contadine, preparare le provviste per l’inverno era una delle occupazioni più importanti dell’anno. I legumi essiccati, la conserva di pomodoro, i fichi asciugati al sole, le castagne, la farina e l’olio custodito nella dispensa rappresentavano la possibilità di affrontare i mesi successivi. Il cibo richiedeva lavoro, attenzione e capacità di prevedere i bisogni della famiglia. Da questa esperienza, ancora presente nella memoria del Savuto-Reventino e dintorni, possiamo partire per riflettere sulla Giornata mondiale dell’alimentazione, che si celebra oggi, 16 ottobre. Una ricorrenza che riguarda la vita quotidiana di tutti: ciò che possiamo acquistare, quello che portiamo in tavola, la salute, il rapporto con la terra e le condizioni di chi produce gli alimenti. La Giornata fu istituita nel 1979 dalla Conferenza della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, e celebrata per la prima volta nel 1981. Il 16 ottobre ricorda la fondazione della stessa organizzazione, avvenuta nel 1945. Tra le sue finalità figurano la lotta alla fame e alla malnutrizione, il sostegno all’agricoltura e la cooperazione internazionale. Per il 2026, la FAO ha scelto il tema «Innovate today. Nourish tomorrow», traducibile con «Innovare oggi. Nutrire domani». Il messaggio invita a mettere in relazione ricerca, conoscenze tradizionali e partecipazione delle comunità per garantire alimenti sufficienti, diversificati, sicuri e nutrienti, salvaguardando le risorse destinate alle generazioni future.

Coltivare e conservare: imparare a pensare al domani

Alimentarsi è una necessità indispensabile. Attorno a questo bisogno, l’uomo ha sviluppato conoscenze e organizzato una parte fondamentale della propria vita sociale. Ha imparato a coltivare, selezionare sementi, trasformare i prodotti e conservarli, cercando di rendere meno incerto il giorno successivo.La storia delle nostre comunità è legata a questa ricerca di sicurezza. Il calendario agricolo scandiva il lavoro; il raccolto condizionava le disponibilità della famiglia; la preparazione delle provviste coinvolgeva generazioni diverse. I più giovani apprendevano osservando, aiutando e ascoltando.Conservare una parte dei semi significava preparare il raccolto futuro. Utilizzare il pane avanzato, destinare ogni prodotto a un impiego, condividere una disponibilità con i vicini erano comportamenti nati spesso dalla necessità, dai quali possiamo ancora ricavare insegnamenti. Quel passato conobbe anche fame, privazioni e squilibri alimentari. Ricordarlo con onestà permette di apprezzare i progressi raggiunti e, insieme, di riconoscere il valore di una cultura che attribuiva al cibo un peso preciso: dietro ogni alimento c’erano tempo, fatica e risorse.

La dieta mediterranea, tra salute e patrimonio culturale

Nelle tradizioni alimentari del comprensorio ritroviamo molti elementi del modello mediterraneo: legumi, cereali, verdure, frutta, olio d’oliva e frutta a guscio, all’interno di una dieta varia ed equilibrata. La dieta mediterranea è tra i modelli alimentari più studiati. Le evidenze scientifiche ne sostengono il valore per la salute, soprattutto nell’ambito della prevenzione cardiovascolare. Lo studio PREDIMED, nella versione rianalizzata e pubblicata nel 2018, ha rilevato, in persone ad alto rischio cardiovascolare, una minore incidenza di eventi cardiovascolari maggiori nei gruppi assegnati a un’alimentazione mediterranea arricchita con olio extravergine d’oliva o frutta a guscio rispetto al gruppo di confronto. A questo valore nutrizionale si accompagna quello culturale. Nel 2010 l’UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, ha inserito la dieta mediterranea nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, ampliando nel 2013 il riconoscimento ad altri Paesi. Il patrimonio tutelato comprende conoscenze agricole, pratiche di conservazione e preparazione degli alimenti, tradizioni e consuetudini legate alla condivisione dei pasti. Il riconoscimento UNESCO riguarda dunque una cultura, con i suoi saperi e le sue relazioni sociali.Per le nostre comunità questa eredità costituisce una risorsa educativa ed economica. Occorre però conoscerla e praticarla: vivere in un territorio di tradizione mediterranea non significa automaticamente seguirne i principi alimentari.

Il contributo delle iniziative locali: l’esperienza di Aiello Calabro

Assumono perciò rilievo le iniziative che, durante l’anno, amministrazioni, associazioni culturali, organismi scientifici e professionisti dedicano alla diffusione di una corretta cultura dell’alimentazione. Il confronto con gli esperti può aiutare a distinguere le conoscenze attendibili dalle mode e a comprendere meglio il rapporto tra abitudini quotidiane e salute. Un riferimento concreto è il Festival della Dieta Mediterranea di Aiello Calabro, nelle giornate del 19 e 20 settembre 2026, promosso dall’Associazione Biologi Nutrizionisti Calabresi (ABNC) con il sostegno e l’ospitalità dell’Amministrazione comunale. Il programma ha previsto incontri scientifici, attività di prevenzione, laboratori ed esperienze dedicate alla conoscenza delle produzioni e del patrimonio locale. La responsabilità scientifica del convegno è stata affidata al dottor Saverio Bruni, biologo nutrizionista, specialista in Patologia clinica e coordinatore della Commissione Alimentazione e Nutrizione dell’Ordine dei Biologi della Calabria. Il tema della longevità cognitiva ha posto l’attenzione sui rapporti tra alimentazione, invecchiamento e vita nei borghi. Appuntamenti di questo genere possono lasciare un contributo duraturo se trovano continuità nelle scuole, nelle famiglie e nelle attività delle associazioni. Conoscere un prodotto, comprenderne le caratteristiche e imparare a utilizzarlo rende più consapevole anche un gesto ordinario come fare la spesa.

I colori del benessere

La varietà si riconosce anche dai colori della tavola: il rosso dei pomodori, il verde delle verdure, il giallo-arancio della zucca e degli agrumi, il blu-viola dell’uva e delle melanzane, il bianco di finocchi e cavolfiori. Alternare frutta e ortaggi di colori diversi è un criterio educativo utile per diversificare l’alimentazione. I “cinque colori” richiamano la presenza di nutrienti e sostanze bioattive differenti, senza attribuire a un singolo alimento proprietà miracolose. L’Organizzazione mondiale della sanità indica, per gli adulti, un consumo di almeno 400 grammi al giorno di frutta e verdura, all’interno di un’alimentazione equilibrata. La qualità complessiva della dieta contribuisce alla prevenzione della malnutrizione e di diverse malattie croniche. Mangiare a sufficienza e mangiare bene sono esigenze che devono procedere insieme. La quantità disponibile, da sola, non garantisce un adeguato nutrimento.

Le cosiddette “patologie del benessere”

La maggiore disponibilità di alimenti ha portato benefici, ma può accompagnarsi a consumi squilibrati e a un apporto energetico superiore alle necessità. Dieta inadeguata e inattività fisica rientrano tra i fattori di rischio per obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari, condizioni che hanno comunque cause molteplici. L’espressione “patologie del benessere” merita quindi attenzione: può far pensare che si tratti soltanto di conseguenze dell’agiatezza, trascurando gli ostacoli economici e sociali che rendono difficile alimentarsi correttamente. L’educazione alimentare deve accompagnarsi alla possibilità concreta di scegliere: prezzi accessibili, mense di qualità, servizi, occasioni di movimento e sostegno alle persone più fragili. Anche nei piccoli centri, la qualità della vita dipende da queste condizioni.

Gli alimenti oltre la loro stagione

Coltivazioni protette, trasporti, refrigerazione e tecniche di conservazione hanno ampliato la disponibilità dei prodotti. Oggi possiamo acquistare alimenti che, in passato, sarebbero comparsi sulle tavole locali soltanto in determinati mesi. La stagionalità continua a esistere, ma è diventata meno riconoscibile per chi compra. Recuperarne la conoscenza aiuta a comprendere i cicli agricoli e a valorizzare le produzioni del periodo. Anche la sostenibilità richiede attenzione all’intero percorso del prodotto: metodo di coltivazione, acqua ed energia impiegate, trasporto, conservazione e sprechi. La provenienza vicina offre opportunità di relazione con i produttori e di conoscenza della filiera, da valutare insieme alle altre caratteristiche dell’alimento.

Come nutrire il mondo di domani

La prospettiva globale rende ancora più impegnative queste scelte. Per il 2050, le proiezioni richiamate dalla FAO indicano una popolazione mondiale vicina ai 9,7 miliardi di persone: un dato superiore ai nove miliardi riportati nelle previsioni più datate. Cambieranno la domanda e le abitudini alimentari. Paesi come India, Cina e Brasile continueranno a incidere sui mercati, ma al loro interno rimarranno differenze rilevanti di reddito e di accesso al cibo. La crescita dei consumi non segue un percorso identico per tutti. Garantire nutrimento sufficiente richiede di intervenire sulla produzione, sulla distribuzione e sulle possibilità economiche delle persone. Il cibo disponibile può restare inaccessibile a chi non riesce ad acquistarlo; conflitti e crisi possono interrompere approvvigionamenti e attività agricole. La ricerca offre strumenti importanti: colture più adatte alle condizioni climatiche, uso mirato dell’acqua, monitoraggio dei terreni, miglioramento della conservazione e recupero dei sottoprodotti. Le nuove frontiere comprendono anche fonti proteiche alternative e processi di fermentazione, da valutare per sicurezza, efficacia, costi e impatto ambientale.

La FAO richiama il contributo congiunto di innovazioni tecnologiche e sociali, pratiche agroecologiche e conoscenze tradizionali. Il sapere di chi coltiva può quindi partecipare alla ricerca delle soluzioni future.

L’etichetta e la storia del prodotto

Di fronte allo scaffale, l’etichetta offre informazioni essenziali. Ingredienti, allergeni e indicazioni nutrizionali, secondo le disposizioni applicabili, aiutano a conoscere ciò che acquistiamo. Alcune denominazioni possono risultare difficili. I codici con la lettera “E”, per esempio, identificano additivi autorizzati nell’Unione europea per specifici impieghi e condizioni: la sigla, da sola, non è un indice di pericolosità. Comprenderla è più utile che giudicarla sulla base della sua scarsa familiarità.L’etichetta ordinaria non descrive necessariamente tutti gli aspetti della filiera. Il consumo di risorse, gli effetti sulla biodiversità, le condizioni del lavoro e la distribuzione del valore economico richiedono ulteriori informazioni. Rendere questi elementi più conoscibili può rafforzare la fiducia e la responsabilità nelle scelte.

Il significato della Giornata nei nostri contesti

Nel Savuto-Reventino e dintorni, la Giornata mondiale dell’alimentazione invita a riconoscere il rapporto tra la salute delle persone e la vita del territorio. Sostenere il lavoro agricolo, tutelare i terreni produttivi, conoscere le varietà locali e offrire opportunità ai giovani significa contribuire anche al futuro delle comunità. Scuole, Comuni, servizi sanitari, associazioni e produttori possono collaborare attraverso educazione alimentare, orti didattici, incontri con i professionisti, attenzione alle mense e recupero delle eccedenze utilizzabili nel rispetto della sicurezza alimentare.Le esperienze come quella di Aiello Calabro mostrano uno spazio di lavoro comune: mettere le conoscenze a disposizione dei cittadini e collegarle alle scelte di ogni giorno. Le famiglie contadine preparavano le provviste perché sapevano quanto fosse importante avere da mangiare anche nei mesi successivi. Oggi quella lungimiranza ci chiede di custodire la terra e l’acqua, riconoscere il valore del lavoro e fare in modo che un’alimentazione adeguata sia davvero alla portata di tutti. (di Redazione)