Il nuovo documento elettronico registra le movimentazioni di olive e olio. Franco Aceto: tutelare i consumatori e il reddito degli agricoltori, facendo chiarezza sulle giacenze e sui prodotti in vendita.
CALABRIA – Rendere più trasparente il percorso delle olive e dell’olio, proteggendo chi produce nel rispetto delle regole e chi acquista. È l’obiettivo del Documento di accompagnamento elettronico olivicolo, il nuovo strumento accolto favorevolmente da Coldiretti Calabria, che lo considera un risultato delle richieste avanzate nelle mobilitazioni e nel confronto con le istituzioni. Il documento, denominato DAO, digitalizza la tracciabilità delle movimentazioni e si integra con il Sistema informativo agricolo nazionale e con il Registro telematico dell’olio. La registrazione dei passaggi lungo la filiera mette a disposizione degli operatori e delle autorità informazioni utili per rendere più efficaci i controlli e contrastare le frodi. Per Coldiretti Calabria, la misura rappresenta un presidio a difesa dell’extravergine e del lavoro delle aziende agricole. L’organizzazione richiama l’attenzione sulle adulterazioni e sulle indicazioni ingannevoli relative alla provenienza: pratiche che danneggiano la fiducia dei consumatori e penalizzano i produttori corretti. Il presidente regionale Franco Aceto sottolinea il valore della nuova tracciabilità digitale, considerandola un ulteriore strumento contro gli operatori che alterano il mercato attraverso truffe e irregolarità. La tutela della qualità, nella posizione espressa dall’organizzazione, deve procedere insieme alla difesa della salute dei cittadini e del reddito agricolo. Accanto alla digitalizzazione, Coldiretti chiede però verifiche puntuali e risultati conoscibili. Insieme a Unaprol, sollecita chiarezza sui controlli delle quantità conservate nei magazzini e dell’olio presente sugli scaffali della grande distribuzione. L’obiettivo è accertare la corrispondenza tra il prodotto commercializzato e le informazioni riportate in etichetta, sia sulla provenienza sia sulle caratteristiche qualitative. Con la campagna olivicola avviata, secondo l’organizzazione, conoscere le effettive giacenze assume un’importanza particolare. Coldiretti teme che situazioni poco trasparenti possano ripercuotersi sul ritiro delle olive e sulle condizioni offerte agli agricoltori, scaricando sulle imprese sane le conseguenze di comportamenti irregolari. Sul fronte degli investimenti, l’associazione invita ad accelerare l’attuazione delle misure del ColtivaItalia, che contempla 300 milioni di euro per gli interventi del Piano olivicolo nazionale 2026-2030, destinati al rilancio della filiera e al contrasto alle fitopatie. Coldiretti sostiene inoltre il ricorso a strumenti scientifici per verificare autenticità e origine dell’olio: dalla risonanza magnetica alle analisi genomiche e isotopiche, accompagnate dalla costruzione di una banca dati di riferimento. Alla Cabina di regia viene chiesto di rafforzare il coordinamento delle verifiche, con particolare attenzione ai quantitativi dichiarati dagli operatori.

La richiesta riguarda anche la chiarezza degli scaffali: informazioni leggibili, provenienza riconoscibile e valorizzazione dell’extravergine ottenuto interamente da olive italiane. Per l’olivicoltura calabrese, il messaggio di Coldiretti è preciso: innovazione, controlli e trasparenza devono tradursi in una tutela concreta del prodotto e di chi lo porta, ogni giorno, dall’uliveto alla tavola.