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Rinascenza urbana, la proposta dell’on. Mario Occhiuto: ripensare i luoghi per far vivere le comunità

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Dal confronto al SAIE di Bologna una riflessione sul futuro delle città. Il disegno di legge del senatore lega la qualità dell’architettura alla cultura, alla salute e al benessere sociale: una prospettiva che interroga anche i piccoli comuni.

Una piazza restaurata può rimanere vuota. Un edificio recuperato può continuare a essere estraneo alla vita della comunità. Un quartiere rinnovato nelle facciate può conservare solitudine, marginalità e difficoltà di accesso ai servizi. È nella distanza tra il miglioramento dei luoghi e il miglioramento della vita delle persone che si colloca la riflessione proposta dal senatore Mario Occhiuto sulla «Rinascenza urbana». Nel resoconto dell’incontro al SAIE di Bologna, Occhiuto riferisce di avere discusso del futuro delle città con Alessandro Panci, presidente del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, Felice Squitieri, commissario straordinario per il Piano Casa, e il senatore Nicola Irto. Al centro del suo intervento, una questione che supera il linguaggio degli specialisti: quale risultato deve produrre una trasformazione urbana nella quotidianità di chi abita un territorio? Il riferimento legislativo è il disegno di legge «Legge quadro sull’architettura e sulla Rinascenza urbana per finalità di valorizzazione culturale e di benessere psicofisico e sociale». Si tratta di una proposta legislativa, da distinguere da un decreto o da una legge già vigente.

Il significato innovativo: mettere la vita al centro del progetto

Nel messaggio diffuso sull’incontro, Mario Occhiuto osserva che la parola “rigenerazione” viene utilizzata tanto frequentemente da perdere precisione, finendo per comprendere interventi già riconducibili al recupero, al restauro, al risanamento o all’efficientamento. La «Rinascenza urbana» propone di ampliare lo sguardo. La relazione illustrativa del disegno di legge presenta infatti una trasformazione che integra la dimensione fisica dei luoghi con quella culturale e con il benessere delle persone. La novità va dunque cercata nel criterio con cui valutare le scelte pubbliche: che cosa cambia, concretamente, per chi vive in quei luoghi? Una scuola consente di apprendere e stare insieme in ambienti accoglienti? Una piazza favorisce l’incontro tra generazioni? Un percorso pedonale permette anche a una persona anziana di muoversi con autonomia? Un edificio pubblico diventa un servizio realmente accessibile?

Sono domande che attribuiscono alla progettazione una responsabilità sociale.

La città come esperienza collettiva

Da una prospettiva sociologica, questo orientamento invita a considerare lo spazio urbano attraverso le relazioni che rende possibili. Abitare significa trovare occasioni di incontro, riconoscersi in una storia comune, poter partecipare e sentirsi parte di un ambiente. Il valore di una biblioteca, per esempio, comprende i libri disponibili, ma anche le persone che riesce ad avvicinare alla lettura. Quello di un parco comprende la cura del verde e la possibilità di frequentarlo in sicurezza. Quello di una piazza comprende la qualità del progetto e la sua capacità di accogliere la vita quotidiana. È su questo terreno che cultura, bellezza e benessere possono diventare obiettivi concreti dell’amministrazione. Occorre tuttavia evitare che anche “Rinascenza” si trasformi in una parola suggestiva priva di conseguenze. La credibilità della proposta dipenderà dalla sua traduzione in strumenti attuabili, risorse, partecipazione degli abitanti e criteri per verificare i risultati. La domanda decisiva resterà: chi trae beneficio dalla trasformazione e chi rischia di rimanerne escluso?

Una riflessione che riguarda anche i nostri paesi

Questa prospettiva offre una chiave di lettura utile anche per i piccoli comuni della Calabria, del Savuto e del Reventino. È un collegamento che emerge dalla riflessione sul tema: recuperare il patrimonio edilizio deve accompagnarsi alla costruzione delle condizioni che consentono alle comunità di abitarlo. Un centro storico restaurato ha bisogno di servizi, attività, collegamenti e opportunità. Un paese conserva la propria identità quando la memoria incontra una vita presente e un futuro possibile. La proposta di Occhiuto sollecita quindi un confronto sul significato stesso dello sviluppo territoriale. Alla politica, ai progettisti e alle comunità spetta il compito di tenere insieme la cura degli spazi e quella delle relazioni. La rinascita di un luogo diventa riconoscibile quando una persona può tornarvi, restarvi, incontrare gli altri e immaginare lì il proprio domani.( Francesco Garofalo Francescogarofalo@unicz.it)