di Redazione
Bilanci comunali, la fragilità della Calabria e il quadro del Savuto
La relazione della Corte dei conti richiama l’attenzione sulle crisi finanziarie degli enti locali. Nel comprensorio, le fonti documentano percorsi differenti: dai dissesti storici alle procedure di riequilibrio. La tenuta dei conti comunali riguarda direttamente la vita delle comunità: sostiene i servizi, la manutenzione del patrimonio pubblico e la possibilità di programmare investimenti. In Calabria, le crisi finanziarie degli enti locali hanno assunto nel tempo una diffusione particolarmente elevata, come emerge dalla nuova relazione al Parlamento della Corte dei conti, aggiornata al 31 dicembre 2025.
Secondo il quadro illustrato dalla magistratura contabile, circa il 54% dei Comuni calabresi ha sperimentato almeno una procedura di crisi nel periodo storico esaminato. La Calabria presenta l’incidenza più alta fra le regioni italiane, davanti alla Sicilia e alla Campania. Il dato comprende anche procedure concluse e non significa che oltre la metà dei Comuni sia attualmente in dissesto.
A livello nazionale, alla fine del 2025 risultavano aperte 485 procedure, riferite a 484 enti: 227 dissesti e 258 riequilibri finanziari. Le situazioni censite coinvolgevano circa 6,5 milioni di abitanti, con una massa passiva stimata in 6,2 miliardi di euro. Il Savuto nella ricognizione della Corte
Per ricostruire le situazioni dei singoli Comuni del comprensorio, il riferimento documentale utilizzato è la precedente relazione, approvata con deliberazione n. 3/SEZAUT/2026/FRG e pubblicata nel marzo 2026. La tabella dedicata alle procedure attive nella provincia di Cosenza si riferisce al 31 dicembre 2024. Le informazioni locali riportate riguardano pertanto quella data e non certificano la situazione attuale degli enti. Nella ricognizione, Rogliano compare con una procedura di riequilibrio avviata nel 2017, mentre Marzi figura con un riequilibrio risalente al 2023. Altilia e Grimaldi sono invece indicati con procedure di dissesto avviate, rispettivamente, nel 2020 e nel 2015. Riequilibrio e dissesto sono strumenti distinti e devono essere presentati come tali. Per Altilia, il comunicato del Ministero dell’Interno pubblicato in Gazzetta Ufficiale richiama la deliberazione n. 17 del 23 novembre 2020, cui seguì la nomina dell’Organo straordinario di liquidazione nel febbraio 2021. La Corte ricostruisce anche un precedente dissesto del 1990 e un percorso di riequilibrio del 2016. Per Grimaldi, la Gazzetta Ufficiale documenta la deliberazione n. 2 del 29 gennaio 2015. La relazione della Corte colloca prima di quel dissesto un riequilibrio avviato nel 2013 e respinto nel 2014. La sequenza riguarda quindi un tentativo di riequilibrio seguito da una dichiarazione di dissesto. I precedenti storici e gli altri Comuni
Anche Santo Stefano di Rogliano e Bianchi hanno conosciuto dichiarazioni di dissesto in passato. Gli atti pubblicati in Gazzetta Ufficiale riportano, per Santo Stefano, la deliberazione n. 50 del 25 novembre 1991 e, per Bianchi, la deliberazione n. 47 del 28 novembre 1992. Questi precedenti storici non descrivono la condizione finanziaria odierna dei due enti. Un dissesto storico di Panettieri, risalente al 1989, è inoltre riportato in uno studio conservato nell’archivio dell’Università della Calabria. Anche questo riferimento riguarda il passato.
Per Colosimi, la Corte riferisce che il Comune, nonostante la bocciatura del piano di riequilibrio, è rimasto “in bonis”, senza passare al dissesto nella ricostruzione esaminata. Parenti, Mangone, Belsito, Malito, Cellara e Scigliano, insieme a Santo Stefano di Rogliano, Bianchi, Panettieri e Colosimi, non figurano nella tabella provinciale delle procedure attive al 31 dicembre 2024 consultata. L’assenza dall’elenco non costituisce una valutazione complessiva dei loro bilanci, ma non consente di attribuire loro una procedura aperta sulla base di quella fonte. Per comprendere il quadro del Savuto occorre dunque distinguere le vicende storiche dalle procedure registrate come aperte nelle singole ricognizioni. Gli eventuali sviluppi successivi, comprese le chiusure, richiedono il riscontro negli atti ufficiali aggiornati.
La questione resta concreta per cittadini e amministratori. Competenze adeguate negli uffici, programmazione sostenibile e informazioni comprensibili permettono di valutare le difficoltà e i risultati del risanamento. La trasparenza dei conti pubblici rafforza la fiducia e aiuta ciascuna comunità a conoscere le risorse sulle quali può costruire il proprio futuro.
