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1970- 2021. Sono trascorsi più di quarant’anni dalla rivolta di Reggio Calabria, città in guerra per il copoluogo di regione

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1970- 2021-  Sono trascorsi più di quarant’anni dalla rivolta  di Reggio Calabria,  città in guerra per il capoluogo di Regione, assegnato invece a Catanzaro. Un avvenimento che con cinque morti, duemila feriti, 800 arresti circa, danni per diversi miliardi di vecchie lire, lasciò  profonde ferite nell’ambito della comunità e della storia politico istituzionale della  Calabria. Fu una rivolta popolare e trasversale a livello politico (a esclusione del Partito Comunista Italiano, dissociatosi), ma in una seconda fase i movimenti di destra, ed in particolare il Movimento Sociale Italiano, assunsero un ruolo di primo piano. Il sindacalista della CISNAL Ciccio Franco, esponente missino, rilanciò il motto «boia chi molla di dannunziana memoria e ne fece uno slogan per cavalcare la   protesta dei reggini per opporsi alla scelta di Catanzaro come capoluogo.

La rivolta di Reggio Calabria e’ costata la vita a cinque persone: Bruno Labate, ferroviere di 46 anni, ritrovato senza vita in una stradina nella zona degli scontri il 15 luglio; il 17 settembre  viene ucciso Angelo Campanella, 45 anni, autista; lo stesso giorno muore d’infarto l’agente Vincenzo Curigliano, 47 anni, durante l’assalto dei manifestanti contro la questura, dopo l’arresto del leader della rivolta Ciccio Franco.  La quarta vittima e’ il poliziotto Antonio Bellotti, 19 anni, colpito da una sassata mentre in treno stava lasciando Reggio. Corteo lungo il corso principale

Il 17 settembre del 1971, la quinta vittima della rivolta e’ Angelo Jaconis, 25 anni, barman.

Il  drammatico bilancio numerico di quei tragici giorni segna anche altre dieci persone rimaste gravemente mutilate o invalide. Oltre 500 feriti tra poliziotti e carabinieri, e almeno un migliaio tra i dimostranti. Il numero di questi si ritiene sia conteggiato per difetto in quanto, soprattutto nella fase più calda degli scontri, i feriti evitavano di recarsi in ospedale per le cure, nel timore di essere denunciati,  si sottoponevano a cure e assistenza  prestati da medici amici e conoscenti .  Nel periodo in cui la città  viene messa sottosopra, le forze dell’ordine denunciano per i reati più vari 1231 persone, di cui 825 a piede libero. Sono stati eseguiti 446 arresti, fra i quali vanno annoverati anche il capo della rivolta Ciccio Franco e l’ex comandante partigiano Alfredo Perna e Eugenio Castellani, tutti membri del cosiddetto ‘comitato d’azione’. Finiscono in carcere anche Antonio Dieni e Angelo Calafiore, tra i primi compagni di lotta al fianco di Ciccio Franco.

La rivolta fu sedata, dopo mesi di assedio, nel febbraio del 1971, con l’inquietante immagine dei carri armati sul lungomare della città. Oltre alla forza, per la soppressione della rivolta si ricorse anche a mediazioni e compromessi politici (il cosiddetto Pacchetto Colombo) che portarono ad un’insolita divisione degli organi istituzionali della Calabria (la giunta regionale a Catanzaro, il consiglio a Reggio Calabria)