avvenimento che con cinque morti, duemila feriti, 800 arresti circa, danni per diversi miliardi di vecchie lire, lasciò profonde ferite nell’ambito della comunità e della storia politico istituzionale della Calabria. Fu una rivolta popolare e trasversale a livello politico (a esclusione del Partito Comunista Italiano, dissociatosi), ma in una seconda fase i movimenti di destra, ed in particolare il Movimento Sociale Italiano, assunsero un ruolo di primo piano. Il sindacalista della CISNAL Ciccio Franco, esponente missino, rilanciò il motto «boia chi molla!» di dannunziana memoria e ne fece uno slogan per cavalcare la protesta dei reggini per opporsi alla scelta di Catanzaro come capoluogo.