Il proclama di Badoglio sancì la resa agli Alleati e lo sgretolamento dell’esercito. La fuga del re e la nascita della Repubblica Sociale aprirono la strada alla lotta partigiana.
L’8 settembre 1943 è una data spartiacque della storia italiana. In quel giorno, alle 19:42, la voce del maresciallo Pietro Badoglio raggiunse gli italiani attraverso le frequenze radio dell’EIAR: l’Italia aveva firmato un armistizio con gli Alleati, rompendo definitivamente l’alleanza con la Germania nazista. In realtà, l’accordo era stato siglato cinque giorni prima, il 3 settembre, a Cassibile, in Sicilia, dal generale Giuseppe Castellano per conto del governo italiano. La notizia venne anticipata nel pomeriggio dal generale Dwight Eisenhower su Radio Algeri. Nello stesso giorno, gli angloamericani sbarcarono a Salerno, avviando la lunga e sanguinosa risalita della penisola. Mentre il Paese precipitava nel caos, il re Vittorio Emanuele III, la famiglia reale e lo stesso Badoglio fuggivano da Roma nella notte tra l’8 e il 9 settembre, rifugiandosi a Brindisi. L’esercito, oltre un milione di uomini in patria e circa 900.000 dislocati all’estero, venne lasciato senza ordini. Disorientati e privi di direttive, molti soldati furono sopraffatti dalla reazione tedesca. La Wehrmacht, con l’Operazione Achse, occupò rapidamente il territorio italiano, disarmando intere divisioni. Chi accettava di continuare a combattere al fianco dei tedeschi poteva conservare le armi, chi rifiutava veniva catturato o giustiziato. Il 12 settembre Benito Mussolini, prigioniero al Gran Sasso, venne liberato da un commando tedesco e trasferito in Germania. Pochi giorni dopo, il 28 settembre, nacque la Repubblica Sociale Italiana con sede a Salò, ultimo tentativo fascista di sopravvivere sotto l’ombrello nazista.

Parallelamente, il 9 settembre, le forze politiche antifasciste si riunirono per dare vita al Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), nucleo della futura Resistenza. Nei venti mesi successivi, centinaia di migliaia di italiani – militari sbandati, civili, giovani e donne – scelsero di opporsi all’occupazione tedesca e al regime di Salò, organizzandosi in brigate partigiane come le “Garibaldi” e “Giustizia e Libertà”, mentre nelle città nacquero i GAP e le SAP, impegnati in sabotaggi e azioni di guerriglia. Circa 800.000 soldati italiani furono deportati nei campi di prigionia tedeschi, mentre l’Italia si trovò divisa e lacerata tra occupazione, guerra civile e speranza di rinascita democratica. L’8 settembre rimane dunque una data simbolo: il giorno del crollo definitivo del fascismo, ma anche quello della nascita della Resistenza, che avrebbe aperto la strada alla Liberazione e alla Repubblica.