Oggi ricorre l’anniversario della nascita della città di Lamezia Terme. Il 4 gennaio 1968 non segnò soltanto l’atto formale di una nuova entità amministrativa, ma l’avvio di un percorso di sviluppo che ha trasformato tre Comuni – Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia Lamezia – in una realtà urbana viva, dinamica e capace di incidere profondamente sull’economia e sull’organizzazione territoriale della Calabria. La fusione non fu una scelta ideologica, ma un progetto concreto e necessario, pensato per costruire una città moderna, in grado di competere, attrarre investimenti e offrire servizi più efficienti ai cittadini. A distanza di oltre mezzo secolo, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Grazie alla sua posizione geografica strategica, al vasto territorio pianeggiante, a un comparto agricolo tra i più produttivi della regione e alla presenza del principale aeroporto calabrese, Lamezia Terme è oggi un presidio centrale dell’economia regionale e un nodo fondamentale delle reti di collegamento, degli scambi commerciali e delle relazioni sociali.

Viene naturale chiedersi: che fine avrebbero fatto Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia se fossero rimasti chiusi nei rispettivi confini amministrativi? Avrebbero potuto reggere, da soli, l’urto dei mutamenti economici, demografici e sociali degli ultimi decenni? Lamezia Terme sarebbe oggi ciò che è diventata – una città riconosciuta, attrattiva, proiettata verso il futuro – se non avesse avuto il coraggio di superare i campanili? La risposta appare evidente. Senza la fusione, quei centri avrebbero probabilmente conosciuto le stesse difficoltà che oggi affliggono molti piccoli del Savuto-Reventino e gli altri Comuni calebrese di piccole e media entità demografica: spopolamento, riduzione dei servizi, perdita di centralità e progressivo indebolimento delle relazioni sociali. Ed è proprio qui che l’esperienza lametina assume un valore esemplare. La fusione dei Comuni non è una bandiera ideologica, ma uno strumento necessario per restituire slancio ai territori, contrastare il declino e offrire nuove prospettive di sviluppo.
Oggi molte comunità vivono una crisi profonda. Le giovani generazioni faticano a restare per la carenza di servizi, di opportunità lavorative e di luoghi di relazione. Lo spopolamento non svuota solo i paesi, ma erode lentamente anche l’identità collettiva. Le nuove tecnologie, pur ampliando le possibilità di comunicazione, hanno spesso sostituito il contatto diretto, impoverendo la dimensione sociale e comunitaria. In questo contesto, restare chiusi nei propri piccoli confini amministrativi significa, in molti casi, condannarsi a una marginalità crescente. Al contrario, unire risorse, competenze ed energie consente di progettare su scala più ampia, di intercettare finanziamenti nazionali ed europei e di costruire servizi più efficienti e capillari. Lamezia Terme dimostra che i tempi sono maturi per scelte coraggiose. Chi continuerà a difendere il piccolo campanile rischia di restare ai margini delle politiche di sviluppo, con conseguenze pesanti sul piano economico e sociale.
La città nata il 4 gennaio 1968 è la prova concreta che la fusione può trasformare un’idea in futuro.