L’opera nasce dall’idea della giovane designer originaria del luogo Claudia Campone. Un intervento tra memoria, rigenerazione urbana e linguaggi contemporanei che porta simbolicamente l’orizzonte marino nel cuore dell’entroterra.
SANTO STEFANO DI ROGLIANO – Un mare che compare dove il mare non c’è. Un’immagine inattesa nell’entroterra, capace proprio per questo di incuriosire, interrompere la consuetudine dello sguardo e attribuire un significato nuovo a uno spazio conosciuto. Si intitola “In bocca al Merone” l’opera realizzata all’interno della cupola situata nei pressi della curva di Merone, a Santo Stefano di Rogliano. L’idea progettuale porta la firma di Claudia Campone, giovane designer originaria del paese, che ha voluto mettere gratuitamente la propria creatività e le proprie competenze a disposizione della comunità dalla quale proviene. A darne notizia è stata la pagina Facebook riconducibile alla maggioranza consiliare del Comune, attraverso un comunicato nel quale vengono illustrate finalità e modalità di realizzazione dell’intervento. Va ricordato, per completezza di informazione, che il Comune non dispone ancora di una pagina istituzionale Facebook. Secondo quanto reso noto, la proposta è stata accolta dall’Amministrazione comunale e approvata con deliberazione della Giunta comunale n. 54 del 24 luglio 2026. Il Comune ha sostenuto l’iniziativa mettendo a disposizione i materiali necessari e il contributo professionale del dipendente Matteo Nicoletti L’intervento si inserisce in un luogo che custodisce una storia significativa per la comunità. L’attuale cupola fu progettata gratuitamente dall’architetto Rodolfo Aiello come elemento architettonico destinato a valorizzare la storica Fontana del Merone. Secondo quanto ricordano alcuni ex amministratori comunali, anche la variante generale al Piano di Fabbricazione dell’epoca, della quale l’architetto Rodolfo Aiello e l’ing. Francesco Altomare furono progettisti, venne redatta a titolo gratuito e dopo qualche anno fu realizzata l’opera oggetto dell’odierno intervento. L’opera rappresentaba e rappresenta una grande conchiglia, rivestita da antiche scaglie di pietra, all’interno della quale trovava posto l’antica Fontana del Merone. Due suggestive lame d’acqua scendevano lateralmente alimentando altrettante vasche, creando un insieme di particolare equilibrio tra architettura, acqua e paesaggio. Successivamente, la fontana fu trasferita, per scelta dell’ amministrazione comunale subentrante, insediatasi, in un’area adiacente a quella originaria e ricostruita secondo criteri progettuali differenti. La cupola è così rimasta come testimonianza dell’impianto architettonico originario, assumendo oggi una nuova funzione grazie all’intervento artistico recentemente realizzato. L’opera di Claudia Campone nasce proprio dalla volontà di recuperare la memoria del Merone, reinterpretandola attraverso un linguaggio contemporaneo. Ed è proprio l’acqua a offrire una delle chiavi di lettura più suggestive dell’intervento. Da una parte c’è l’acqua della fontana, legata alla storia, alla quotidianità e alla memoria collettiva; dall’altra quella sconfinata del mare, che richiama l’orizzonte, il viaggio, la libertà e l’apertura verso ciò che è lontano. Il mare, pur geograficamente distante da Santo Stefano di Rogliano, non appare quindi estraneo al luogo. Nell’arte la distanza fisica può trasformarsi in vicinanza simbolica. Un paesaggio può accogliere elementi che non gli appartengono materialmente e farli diventare metafora. È forse proprio questo l’aspetto più originale di “In bocca al Merone”: portare idealmente il mare tra le colline dell’entroterra, quasi ad aprire una finestra immaginaria verso un orizzonte che normalmente da quei luoghi non si vede. L’intervento viene definito un murales photocall, ossia un fondale pensato anche per consentire a cittadini e visitatori di scattare una fotografia ricordo. Una modalità espressiva pienamente contemporanea, legata alla cultura dell’immagine e della condivisione sui social, ma che può assumere un significato ulteriore quando riesce a creare attenzione intorno a uno spazio pubblico.

Chi si fotografa davanti all’opera, infatti, non è più soltanto spettatore: entra idealmente nella rappresentazione e contribuisce alla sua diffusione. Uno spazio prima semplicemente attraversato può così diventare un punto riconoscibile del paese.Particolarmente significativa è anche la provenienza dell’idea. Una giovane professionista santostefanese sceglie di restituire gratuitamente alla propria comunità una parte delle competenze maturate attraverso il proprio percorso. È una forma concreta di appartenenza che testimonia come il legame con il proprio territorio possa tradursi in un contributo culturale e creativo.Interessante, inoltre, la prospettiva annunciata per il futuro. Il soggetto del murale potrebbe essere modificato periodicamente attraverso il coinvolgimento delle scuole e della cittadinanza. Se sviluppata, questa intuizione potrebbe trasformare la cupola del Merone in un piccolo laboratorio permanente di arte pubblica partecipata, capace di rinnovarsi nel tempo e di coinvolgere nuove generazioni.La rigenerazione dei luoghi, del resto, non passa esclusivamente attraverso grandi opere. Talvolta nasce dalla capacità di rileggere spazi già esistenti, restituendo loro una funzione, un’identità e una nuova capacità di comunicare.“In bocca al Merone” mette così in relazione tre tempi diversi: il passato rappresentato dalla storica fontana progettata da Rodolfo Aiello, il presente dell’intervento artistico di Claudia Campone e il futuro immaginato attraverso un’opera destinata ad evolversi con il contributo della comunità. Perché l’arte pubblica non deve limitarsi a rappresentare ciò che un territorio è: può anche custodirne la memoria, interpretarne l’identità e suggerire gli orizzonti verso i quali desidera guardare.(Fg)