Giovani, disagio sociale e fusione dei Comuni al centro della sua visione per il futuro del territorio
Roberto Falvo, pianolaghese, vive quotidianamente a contatto con le fragilità sociali nei luoghi di detenzione e conosce bene i problemi e le potenzialità del Savuto. La sua esperienza amministrativa gli ha insegnato che ascolto, inclusione e programmazione condivisa sono strumenti indispensabili per il futuro del territorio. Convinto che i giovani abbiano bisogno di reti educative e culturali solide, vede nella fusione dei Comuni e nel ruolo strategico di Piano Lago la strada per superare campanilismi e costruire una comunità più forte e unita.

Intervista
Giovani e disagio sociale
D. Lei vive quotidianamente, per lavoro, la realtà nei luoghi di detenzione e conosce bene i problemi dei giovani legati a devianza, alcol e droghe. La situazione attuale la preoccupa? E quali interventi affiderebbe ai Comuni e alle istituzioni locali per prevenire e contrastare questi fenomeni?
“Il disagio giovanile è un fenomeno che accompagna da sempre le comunità, anche se oggi assume forme più complesse e visibili. Nei luoghi di detenzione vedo quotidianamente quanto la mancanza di ascolto, di sostegno e di inclusione possa trasformarsi in devianza, uso di droghe, abuso di alcol, autolesionismi e persino suicidi. Non riguarda solo alcune fasce sociali: attraversa tutte le comunità, senza distinzioni.
Per questo credo che i Comuni e le istituzioni locali debbano rafforzare le politiche sociali, che non devono mai escludere ma includere. Servono sportelli di ascolto, centri di aggregazione, servizi di prossimità e iniziative che creino reti di sostegno attorno ai giovani, prima che il disagio si trasformi in devianza.
Famiglie, scuola e chiesa
D. Quale ruolo possono e devono svolgere la famiglia, la scuola e la chiesa nel rafforzare l’educazione e la prevenzione, affinché i ragazzi del Savuto non si sentano soli e disorientati?
“La famiglia è il primo presidio educativo e affettivo, la scuola è il luogo in cui crescere culturalmente e socialmente, la chiesa – nelle sue diverse forme di comunità – rappresenta un punto di riferimento spirituale e di accoglienza. Nessuno di questi tre pilastri può sostituire l’altro, ma insieme possono fare molto. Ai ragazzi non servono solo regole: hanno bisogno di sentirsi accompagnati, riconosciuti, non lasciati soli davanti alle difficoltà. Famiglie, scuola e chiesa devono rafforzare il dialogo tra loro e creare sinergie. È la rete educativa che può fare la differenza”.
Identità e radici
D. Lei è pianolaghese, nel senso che abita in un territorio che rientra nel Comune di Mangone. Ritiene che Piano Lago possa diventare un Comune autonomo o, più realisticamente, debba avere una funzione chiave nei processi di fusione dei Comuni del Savuto?
R. Piano Lago è un territorio con una sua storia e una sua identità, ma credo che pensare oggi a un Comune autonomo sia poco realistico. Più utile è immaginare Piano Lago come cuore pulsante dei processi di fusione dei Comuni del Savuto. La sua posizione, la zona industriale, la rete viaria e i servizi lo rendono un centro strategico che può dare equilibrio e nuova forza all’intero comprensorio.
Comunità oltre i confini
D. Da anni lei sostiene l’idea di superare i vecchi confini geografici e le logiche localistiche. In che modo la fusione dei Comuni potrebbe contribuire a rafforzare il senso di comunità, identità e appartenenza in un territorio spesso diviso da campanilismi?
“I vecchi confini comunali, spesso legati a logiche di campanile, non rispondono più ai bisogni reali delle persone. La fusione dei Comuni non è solo un atto amministrativo: è un percorso culturale e sociale che rafforza l’identità collettiva. Superare divisioni significa creare un senso di appartenenza più ampio, dare voce a un territorio che oggi rischia di restare frammentato e quindi più debole”.
Economia e programmazione
D. La zona industriale di Piano Lago continua a crescere, ma accanto agli stabilimenti sorgono supermercati a poca distanza l’uno dall’altro. Non crede che manchi una vera programmazione? Le amministrazioni lavorano ancora troppo “a compartimenti stagni”?
“La crescita della zona industriale di Piano Lago è un fatto positivo, ma la presenza di tanti supermercati a poca distanza segnala una mancanza di visione complessiva. Le amministrazioni locali, pur animate da buone intenzioni, troppo spesso lavorano per compartimenti stagni. Serve una vera programmazione territoriale, capace di coordinare le scelte urbanistiche ed economiche, altrimenti rischiamo di avere sviluppo disordinato e competitivo, invece che complementare e solidale”.
Esperienza amministrativa
D. Lei ha ricoperto il ruolo di vicesindaco: cosa le ha insegnato quell’esperienza? E cosa direbbe agli amministratori attuali e futuri del comprensorio per aiutarli ad affrontare le sfide che ci attendono?
“Fare il vicesindaco mi ha insegnato che l’amministrazione non è solo gestione tecnica, ma soprattutto capacità di ascolto, mediazione e visione. Chi amministra deve avere la consapevolezza che le decisioni incidono direttamente sulla vita delle persone. Agli amministratori attuali e futuri direi di non rinchiudersi nei palazzi, ma di stare tra la gente, ascoltare i bisogni reali e costruire politiche inclusive e lungimiranti”
Viabilità e infrastrutture
D. Lo svincolo autostradale di Piano Lago, specie nelle ore di punta del mattino, è spesso congestionato. Crede che la viabilità vada ripensata e quali interventi urgenti suggerirebbe per ridare fluidità e sicurezza al traffico?
“Lo svincolo autostradale di Piano Lago è un nodo cruciale, ma nelle ore di punta diventa un collo di bottiglia che penalizza cittadini e imprese. Serve ripensare la viabilità, sia con opere infrastrutturali di ammodernamento, sia con interventi più semplici e immediati, come la regolazione dei flussi e la messa in sicurezza di alcuni punti critici. Non si tratta solo di fluidità del traffico: è una questione di sicurezza e di qualità della vita”.
Cultura come antidoto
D. Nella sua esperienza, la cultura e la partecipazione civica sono strumenti fondamentali per prevenire disagi e devianze. Quali iniziative culturali e sociali proporrebbe per restituire fiducia e speranza ai giovani del Savuto?
“La cultura è una delle armi più efficaci contro il disagio e la devianza. Dove ci sono luoghi di aggregazione culturale, biblioteche, teatri, associazioni e iniziative civiche, i giovani si sentono parte di una comunità e non cercano altrove risposte distruttive.
Nel Savuto proporrei di investire in festival culturali, laboratori artistici e musicali, spazi di confronto e partecipazione giovanile. Restituire fiducia significa offrire ai ragazzi strumenti per esprimersi, coltivare talenti e sentirsi protagonisti della vita sociale”.
La fusione dei Comuni
D. La fusione dei Comuni: se ne parla da decenni. Secondo lei è urgente che la Regione si doti di una legge specifica e si determini in merito?
“Sì, credo sia ormai urgente. Non possiamo più permetterci Comuni piccoli e isolati, privi delle risorse necessarie per garantire servizi efficienti. È fondamentale che la Regione si doti finalmente di una legge chiara e organica, che indichi procedure definite, tempi certi e incentivi concreti per accompagnare i territori verso la fusione. Non si tratta solo di un atto amministrativo, ma di un progetto politico e culturale che guarda al futuro: solo unendo forze, risorse e competenze possiamo garantire sviluppo, servizi migliori e una maggiore coesione sociale nelle nostre comunità”.
Ci congediamo da Roberto Falvo, assistente Polizia penitenziaria, con una riflessione che racchiude il senso del suo impegno: la libertà è un dono prezioso, da difendere e coltivare attraverso l’ascolto, l’inclusione e la responsabilità condivisa. Un futuro migliore per il Savuto, ricorda Falvo, passa dall’unità delle comunità, costruita con una fusione non solo istituzionale, ma anche etica e sociale. (Fg)