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L’ intervista a Ciro Oddo: tra le radici nel Savuto e lo sguardo al futuro

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Medico a Roma, ma figlio di Rogliano e del giornalista Salvatore Oddo: dalla lezione paterna di verità e impegno civile alla battaglia per il progetto “Rostema” e il rilancio della Valle.

Ciro Oddo è figlio di Salvatore, giornalista che fece della serietà, dell’onestà intellettuale e della passione per il Savuto il segno distintivo della sua vita. Cresciuto a Rogliano, ha assorbito sin da giovane le lezioni di verità e di impegno civile respirate in famiglia, radici profonde che hanno formato la sua identità. Medico a Roma, non ha mai reciso il legame con la sua terra: anche lontano, ha continuato a pensare al destino della sua comunità, onorandola con idee e riflessioni. Oggi, in quiescenza, dedica ancora energie e attenzione al futuro del Savuto, rilanciando con forza l’intuizione del padre: la fusione dei comuni, il progetto “Rostema”, una visione lungimirante capace di trasformare debolezze in opportunità. Con sguardo critico ma propositivo, Oddo, richiama la comunità alla necessità di unirsi, rinnovarsi e credere nelle proprie potenzialità, dal turismo alla cultura, dalla scuola alla politica. La sua voce è quella di chi, pur lontano, non ha mai smesso di appartenere a Rogliano e al Savuto, e oggi si fa ancora guida di idee e coscienza civile in un momento decisivo per il futuro della Calabria.



Intervista
Giornalismo e verità
D. Lei è figlio di Salvatore Oddo, giornalista che ha fatto della serietà e dell’onestà intellettuale il tratto distintivo della sua professione. Ci darebbe una definizione di “vero giornalismo” e quanto questo stile ha influenzato la sua formazione?
Che mio padre abbia fatto della serietà e dell’onestà intellettuale il cardine della sua attività non sono io a doverlo confermare. Lo testimoniano quanti lo hanno conosciuto e i riconoscimenti che ha ricevuto. Molti calabresi hanno conservato gelosamente i suoi articoli, addirittura catalogandoli per argomenti.
Il vero giornalismo oggi è merce rara. La parola chiave è imparzialità: dare la notizia senza trasfigurarla, senza piegarla al proprio punto di vista. La notizia deve poggiare sulla certezza della fonte, come una terapia medica deve poggiare sulla certezza scientifica. Se si hanno buoni maestri si formano buoni discepoli: è una ruota che gira.

Una memoria che parla ancora
D. Gli articoli di suo padre, a distanza di decenni, continuano a suscitare dibattito. Che eredità culturale e civile lascia al Savuto e alla Calabria?
Se scritti di 50 o 60 anni fa sono ancora attuali, da un lato è motivo di orgoglio; dall’altro è segno che la classe dirigente non ha saputo incidere sullo sviluppo del territorio. La strada era tracciata: infrastrutture come la superstrada Rogliano–Piano Lago avrebbero cambiato il destino della valle.
L’eredità lasciata da mio padre resta grande e necessaria. Il problema è che troppo spesso chi avrebbe dovuto tradurla in azione non ne ha colto la portata.

Il progetto “Rostema”
D. Suo padre coniò l’acronimo Rostema per indicare la fusione dei Comuni di Rogliano, Santo Stefano, Marzi e Mangone. Perché ritiene che resti un progetto valido e necessario?
“Rostema” non era solo un’idea amministrativa, ma una visione sociale: creare una comunità nuova, più forte e coesa. Se la conurbazione fosse stata formalizzata, oggi il Savuto avrebbe probabilmente realtà e servizi di ben altro livello.
Al contrario, i comuni hanno perso presidi fondamentali come uffici giudiziari, fiscali e sanitari. Senza unione, è difficile affrontare sfide complesse. Servirebbe una legge regionale che favorisca le fusioni e le renda più inclusive, con strumenti e fondi dedicati.

Lezioni dalla storia
D. La nascita di Lamezia Terme dimostra l’efficacia delle fusioni. Crede che se Rogliano, Marzi, Santo Stefano e Mangone si fossero uniti prima, la storia del Savuto sarebbe stata diversa?
Sì. Lamezia Terme, Rossano-Corigliano, Casali del Manco mostrano i benefici delle fusioni: lavoro, servizi, infrastrutture. Se Rostema fosse nata, il Savuto avrebbe avuto un volto diverso. Procedendo in ordine sparso, invece, si è rimasti indietro.

Declino e spopolamento
D. Oggi i borghi interni soffrono di spopolamento. Se non si intraprende la via della fusione, quale futuro attende il Savuto?
Il rischio è un progressivo svuotamento sociale ed economico. Basta guardare a Rogliano: Corso Umberto e altre aree un tempo vitali oggi sono impoverite di attività.
Avevo proposto iniziative come una fiera delle tipicità calabresi o l’allestimento di vetrine dedicate ai prodotti locali, per risvegliare l’identità comunitaria. Sono occasioni mancate che mostrano quanto serva una strategia condivisa e non frammentata.

Turismo e potenzialità
D. Quali settori ritiene più promettenti per generare sviluppo?
Il Savuto e il Reventino hanno una posizione privilegiata, tra mare e Sila. Turismo e valorizzazione del patrimonio storico-artistico potrebbero diventare motori di crescita. Ma serve una governance unitaria: un grande ente avrebbe più forza contrattuale per ottenere fondi e infrastrutture, mentre i singoli comuni rischiano di restare marginali.

Rinnovamento politico e culturale
D. Lei parla spesso di “dilettantismo politico”. Quale rinnovamento auspica per la classe dirigente locale?
La politica richiede preparazione, visione e responsabilità. Un periodo di apprendistato è naturale, ma dopo anni di amministrazione i cittadini si aspettano risultati concreti.
Per questo auspico l’emergere di figure nuove, giovani, competenti, capaci di circondarsi di tecnici e professionisti. Solo così si potrà avviare un vero salto di qualità e ridare fiducia alla comunità.

Scuola e formazione
D. In che modo il sistema educativo del Savuto dovrebbe trasformarsi per diventare leva di crescita sociale ed economica?
La scuola è maestra di vita. A Rogliano ci furono esperienze pionieristiche: educazione stradale con plastici costruiti dagli alunni, il giornalino scolastico “Verso la Vita”. Iniziative che hanno formato generazioni di professionisti oggi affermati.
Oggi, con famiglie spesso in difficoltà, sarebbe utile riproporre modelli simili, coinvolgendo studenti e docenti anche in progetti di valorizzazione del territorio. Lo sguardo dei giovani, libero da condizionamenti, può portare idee preziose dove gli “esperti” non arrivano (Fg)