L’attivista del Comitato per il Comune Unico richiama al valore della civiltà e guarda al futuro della Calabria
Giuseppe Gerace, per tutti Peppe, è conosciuto soprattutto all’interno del Comitato promotore del Comune Unico del Savuto, dove rappresenta una voce critica e sempre attenta. Attivista convinto, partecipa al dibattito pubblico con toni a volte graffianti ma mai offensivi, richiamando costantemente al valore della civiltà. Legato sin dall’infanzia a Santo Stefano di Rogliano, da oltre vent’anni ha scelto di viverci stabilmente, intrecciando le sue radici personali con una tradizione familiare di impegno culturale e politico. Competenza ed esperienza lo rendono un osservatore acuto e un protagonista attivo della vita locale.
Questa intervista si inserisce nel percorso di incontri e approfondimenti promossi per offrire ai candidati presidenti – e non solo – idee e proposte utili alla crescita del Savuto e dell’intera Calabria.
Lei ha origini santostefanesi. Il professor Giuseppe Gerace, suo nonno, è stato un esponente di rilievo del socialismo e un uomo di cultura, che da Napoli tornava spesso nel borgo di Santo Stefano, che tanto amava. Come collocherebbe oggi quelle idee e quel modo di fare politica nell’attualità del Savuto? Possono ancora rappresentare un modello?

R. La ringrazio per aver iniziato questa piacevole conversazione ricordando mio nonno, letterato intellettuale e primo Socialista in Santo Stefano di Rogliano tesserato nel 1921. Ciò che lo avvicinò all’idea socialista furono le ingiustizie della Prima Guerra Mondiale vissute da ufficiale al fronte nelle trincee sul Carso, l’amore verso gli umili e gli oppressi e il profondo rifiuto verso qualsiasi forma di violenza. Lei mi chiede se in qualche modo c’è ancora traccia di quelle idee egualitarie che forgiarono la politica di quei tempi e resero l’Italia un Paese più civile? Purtroppo devo risponderle di no. Guardandomi intorno non vedo altro che piccoli cabotaggi politici, egoismi, personalismi, incapacità di incidere nelle dinamiche territoriali. Non rilevo inoltre alcuna forma di ‘collaborazione operosa’ tra gli individui, quella che ha reso possibile ai popoli del Nord-Est d’Italia di superare la profonda crisi economica e relativa emigrazione di massa, rendendo quelle regioni produttive e opulente. Osservo invece l’eterno alternarsi di ‘cerchi magici familistici amorali’, goffe formazioni di potere senza visione del futuro, senza modelli ideali di riferimento, saldamente arroccate alle sedie. Allora, quelle vecchie idee socialiste possono ancora rappresentare un modello? Direi di si. Il messaggio socialista, analogamente a quello cristiano, parla di pace, fratellanza e uguaglianza. Esiste messaggio più condivisibile e aggregante di questo?
Di cosa ha realmente bisogno oggi il comprensorio del Savuto per uscire dall’isolamento e dall’abbandono in cui sembra relegato?
R. Seneca diceva che non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare. A me il Savuto sembra un marinaio ubriaco che veleggia senza bussola! Nessuna visione d’insieme, nessun ordine nelle cose ma caos ovunque, nessun coordinamento tra le varie amministrazioni che procedono ciascuna per la propria strada. Quindi la mia opinione è che al Savuto occorra quanto prima un ‘marinaio sobrio’ al timone e una bussola che indichi con chiarezza i punti cardinali. Per chiarire la metafora, il ‘marinaio sobrio’ sarebbe un’unica entità amministrativa comprensoriale che superi la frammentazione dei numerosi Comuni. La ‘bussola’ invece rappresenta la ricerca di una vera vocazione del territorio, individuata tra le peculiarità presenti e ancora resistenti, nonostante l’attività antropica tutta tesa alla ‘autocompiacente devastazione’.
Lei sottolinea spesso che i contribuenti meritano rispetto, soprattutto quando si parla di spese pubbliche e dell’utilizzo dei fondi del PNRR da parte degli enti locali. Quali criticità vede oggi nella gestione di queste risorse e quali garanzie dovrebbero essere assicurate per trasformarle davvero in opportunità di sviluppo per il Savuto e per la Calabria?
R. Il PNRR è uno Strumento da circa 200 miliardi, di cui oltre la metà rappresentano nuovo Debito pubblico. Le caratteristiche di impiego di questi fondi sono molto stringenti nei tempi e nelle modalità poichè dettati dall’Europa. L’erogazione è a rate, al raggiungimento di specifici ‘traguardi’ e ‘obiettivi’ da parte dello Stato beneficiario. Già la sola premessa fa capire quanto sia difficile maneggiare questo strumento in una nazione strangolata da un numero indefinibile di leggi, decreti e decretini. Quindi il rischio di perdere la partita è altissimo, allora entrano in campo i bomber: le amministrazioni locali. Si prendono circa 40/50 miliardi dal PNRR e si affidano alle notorie capacità progettuali dei singoli Comuni. A questo punto, il rischio che questi soldi saranno impegnati male pur di impegnarli nei tempi stringenti, è molto concreto. Per venire a noi: in un comprensorio arretrato e cronicamente carente di infrastrutture come il Savuto, cosa hanno intenzione di realizzare tutte le singole amministrazioni che stanno attingendo al nuovo Debito? Infrastrutture o mere operazioni di maquillage? Se il Savuto fosse un comune unico, allora con tutta probabilità si realizzerebbero infrastrutture idonee a ridurre il distacco con altri territori.
Lei è appassionato di informatica e utilizza i social come strumento critico e costruttivo. Pensa che la tecnologia e il digitale possano diventare un “ponte magico” per promuovere le bellezze del Savuto e, più in generale, rappresentare un veicolo concreto di crescita economica e sociale?
R. Da appassionato della prima ora, ed ex imprenditore nel Settore, ho seguito l’evoluzione della tecnologia dal 1989 ad oggi. In effetti, i nuovi media permettono di partecipare facilmente alla ribalta nazionale (o internazionale), ma raggiungere il successo è tutt’altra impresa. La c.d. ‘promozione’ è uno strumento in vertiginosa evoluzione quotidiana. I creatori di contenuti utilizzano messaggi di nuova concezione, attraverso canali social che richiedono l’implementazione costante con accattivanti contenuti. La promozione in Rete è quindi un’operazione estremamente dinamica e non più statica come un tempo in cui il massimo della presenza in rete era una ‘pagina web’. In questo senso, non esistono ‘ponti magici’ per un territorio privo di contenuti come il Savuto, senza alcuna vocazione men che mai turistica, senza un’organizzazione territoriale in grado di dare corpo ai ricorrenti, vaghi riferimenti alla presunta storia, cultura, arte e bellezza, etc. etc., di cui sarebbe ricco il comprensorio. Dove sono tutte queste risorse? Non è dato saperlo. In che modo quindi il Savuto potrebbe trarre vantaggio dalla promozione di presunte ricchezze che non sono mai state individuate, sviluppate, catalogate, valorizzate e rese fruibili al pubblico? Se c’è davvero un grosso potenziale nel Savuto, di certo è totalmente inespresso e molto ben nascosto.
Secondo lei, quale ruolo dovrebbero assumere le istituzioni locali nella programmazione e nella gestione delle opere pubbliche e dei servizi? Cosa cambiare e cosa invece conservare, anche in continuità con le intuizioni culturali e politiche del professor Gerace?
R. Mio nonno traeva ispirazioni e intuizioni dall’osservazione della Natura incontaminata che un tempo impreziosiva questo territorio. Per spiegare complessi concetti filosofici ai suoi alunni, spesso utilizzava metafore e allegorie ambientate nei luoghi della sua giovinezza santostefanese. Immagino quindi che mio nonno inorridirebbe nel constatare in cosa si è tradotto il presunto ‘progresso’ da queste parti: sporcizia ovunque, abbandono, degrado, disservizi, inciviltà, orrori architettonici incompiuti e via dicendo. Cosa varrebbe la pena mantenere di quanto finora realizzato? Ma non saprei, mi dica lei. Probabilmente bisognerebbe rimboccarsi le maniche e fare di tutto per cambiare il corso delle cose puntando sul recupero della dignità del territorio, sulla rivalorizzazione del contesto in armonia con la natura, il tutto abbellito dalla buona educazione della brava gente di una volta.
Se avesse la possibilità di consegnare ai candidati alla presidenza della Regione Calabria tre segnalazioni urgenti per il Savuto, quali indicherebbe come priorità?
R.
- Potenziamento dei Trasporti pubblici;
- Pronto soccorso ospedaliero;
- nuovo svincolo autostradale.
Lei richiama spesso l’importanza della civiltà e dell’educazione degli adulti. Cosa bisognerebbe fare, concretamente, per migliorare la convivenza civile e animare culturalmente i nostri borghi?
R. Questo è un annoso problema, provocato non solo dalla mancanza di una vera vocazione di questi borghi ma maggiormente dalla visione fortemente distorta delle amministrazioni sulla natura dei luoghi. I borghi sono fragili, vecchi (non antichi), male organizzati e sostanzialmente molto mal tenuti se non abbandonati. Al posto di proteggerli e tutelarli dagli abusi degli incivili che sfortunatamente pare siano in netta maggioranza (quindi un pacchetto di voti mica male), le amministrazioni, per assurdo, trasformano i fragili luoghi di pace in ‘parchi giochi’ per le marmaglie. Ne discende l’inevitabile decadimento della qualità di vita, la relativa perdita di relazioni sociali nonché l’impossibilità di immaginare una qualsiasi forma di evento culturalmente stimolante.
Lo spopolamento dei piccoli Comuni non significa soltanto perdita di abitanti, ma anche impoverimento delle economie locali, delle relazioni sociali e del tessuto culturale. Crede che questo fenomeno si possa ancora fermare? E in che modo?
R. Non credo si possa invertire questa tendenza all’impoverimento, senza riconsiderare profondamente l’assetto socio-culturale di tutto il comprensorio in chiave di comune unico. Come si può facilmente osservare, nei nostri borghi non c’è alcuna osmosi con le vicine città di Cosenza e Rende ma solo con le zone remote del comprensorio stesso. In sostanza, i cittadini cosentini e rendesi non ci pensano proprio a vivere in questo luogo ameno. Gli unici che si spostano sono quelli che lasciano un comune per andare in un altro, ma sempre nell’ambito del Savuto. Non si attira nuova linfa, e questo si riverbera molto negativamente anche nell’economia locale che definire asfittica è un vero complimento. Non è solo una questione di offerta asfittica. E’ asfittica soprattutto la domanda, per motivi facilmente immaginabili. La conseguenza è che le attività sono praticamente tutte identiche l’una all’altra, con un’offerta merceologica sovrapponibile e sempre più povera.
Il futuro dei giovani
R. Molti pensano che il futuro resti ancora “in mano agli anziani”. Secondo lei i giovani del Savuto hanno davvero prospettive di futuro qui, o il loro destino resta quello di cercare altrove nuove opportunità?
Gli anziani detengono potere ed economia, questo è innegabile. Sono figli di tempi facili, gli anziani di oggi, di quando il Debito veniva usato per creare e distribuire benessere ai cittadini. Con rammarico ritengo che sic stantibus rebus i giovani abbiano ben poco spazio da ritagliarsi da queste parti. I denari pubblici vengono spesi per idiozie sesquipedali e i giovani che hanno titoli ‘pesanti’ da spendere non hanno altra scelta che spenderli altrove. Io ho due figli, il primo (oggi biologo molecolare e Ricercatore) è già fuori regione da tre anni per perfezionare i suoi studi in un luogo dove si fa Ricerca scientifica e non vuote chiacchiere. Il secondo, con tutta probabilità, appena possibile lo seguirà. A chi dobbiamo ringraziare se questi territori continuano a restare delle aride steppe, fertili solo per alcuni? Ecco la quarta domanda per i candidati regionali.
Ringraziamo Peppe Gerace per la disponibilità e l’attenzione. L’appuntamento è alla prossima intervista dedicata ai temi del Savuto e alle prospettive di crescita del territorio(Fg)