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Ferdinando Perri: lo sguardo critico e costruttivo sul Savuto

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Con l’intervista odierna avviamo il ciclo di incontri promossi da ecodellavalle alla vigilia delle elezioni regionali, per offrire ai candidati una fotografia autentica delle comunità del Savuto, tra criticità e prospettive di sviluppo.

Giornalista professionista, autore di numerose pubblicazioni e con radici profonde a Rogliano, incontriamo Ferdinando Perri nella sua amata città, alla quale ha dedicato e continua a dedicare gran parte del suo lavoro di ricerca storica. Con occhio critico ma costruttivo, Perri ha riportato alla luce pagine, immagini e vicende che hanno contribuito a definire l’identità civile e culturale del territorio, proiettandolo in un contesto più ampio, regionale e nazionale. Nell’intervista che segue emergono riflessioni lucide e dirette sul presente e sul futuro del Savuto: dalle urgenze infrastrutturali alla coesione istituzionale, fino al ruolo della cultura e alla responsabilità delle nuove generazioni.

Intervista a Ferdinando Perri

1. Dal suo punto di vista di giornalista e osservatore attento del territorio, quali interventi il futuro presidente della Regione dovrebbe considerare prioritari per garantire uno sviluppo equilibrato e sostenibile del Savuto?

Mancano le infrastrutture. In via prioritaria, va potenziata la viabilità. Non c’è un collegamento diretto e veloce tra le due sponde del Savuto. La Medio Savuto è la foto-testimonianza di una frana politica, mai risanata. L’agglomerato industriale di Piano Lago, che pure ha un ruolo nell’economia della zona non mostra di avere capacità di crescita. Capacità che, invece, viene applicata alla espansione delle attività commerciali. Non mi spiego come possano mantenersi cinque p sei ipermercati, immersi in una miriade di negozi che pure fanno giusto profitto. Piano Lago è intasata e non pare debba avere sbocchi, sia sul fronte della mappa viaria, sia su quelle delle attività produttive. Per quest’ultimo aspetto, non ci sono interlocuzioni con la Regione. Non c’è o non funziona l’ASI…C’era una volta come carrozzone clientelare, improduttivo. Ci fermiamo agli aspetti più significativi della problematica, che è più complessa. La Regione mostra di non studiare le problematiche zona per zona. La maggioranza di centro destra dovrebbe segnare una svolta sui versanti della conoscenza effettiva dei territori, dello studio e della progettualità. Io non conosco i nome degli assessori regionali, lo confesso. Il che la dice lunga sulla loro operatività.

2. La fusione dei comuni del Savuto è un tema che risale agli anni Settanta e che è stato rilanciato più volte nel tempo. Quali vantaggi e quali sfide vede in questo percorso oggi, e in che modo potrebbe favorire coesione e crescita del territorio?

La fusione dei Comuni rappresenterebbe una soluzione funzionale alla crescita dell’intero comprensorio. È stato detto molto dagli anni Sessanta in poi, ossia da quando per merito del giornalista Salvatore Oddo nacque l’idea di Rostema, poi sviluppato in un progetto curato dall’omonimo giornale che ho diretto insieme a mio fratello, Luigi Michele. Accorparsi vorrebbe dire risparmiare risorse e disporre di possibilità di investimento più produttivo. Lo dimostrano i Comuni che si sono associati nell’unico municipio di Casali del Mango. Quella zona è in crescita. Noi siamo fermi al palo, perchè non esiste qualità progettuale neanche nei singoli Comuni, che non hanno la capacità di associarsi. Piano Lago paga la frammentazione del suo territorio nelle competenze di cinque o sei Comuni, ognuno dei quali fa le sue scelte senza prendere in considerazione opportunità di associazione. Basta considerare che sono divisi anche i Piani Strutturali pur nella contiguità territoriale e nella continuità urbana. Una vergogna storica per le classi dirigenti attuali.

3. Come ritiene che i sindaci del comprensorio dovrebbero rapportarsi con la Regione per ottenere risultati concreti?

Facendo, appunto, fronte comune. Andando divisi abbiamo perso: ospedale e servizi sanitari vari, Cnr, superstrada medio savuto, uffici di interesse comprensoriali, scuole e istituti di formazione professionale, opprtunità di potenziamento e di valorizzazione del fiume Savuto e degli altri corsi d’acqua a cominciare dal torrente Jassa. Nemmeno la necessità di riqualificazione dei corsi d’acqua ha indotto i Comuni ad unirsi in bacino. In ordine sparso con gli egoismi e particolarismi, con i campanilismi e in municipalismi, non si va da nessuna parte. La Regione lo sa e sposta le risorse da tutt’altra parte.

4. Rogliano ha storicamente fornito intelligenze alla politica regionale e nazionale. Perché oggi, a suo avviso, fatica a far valere la propria voce nelle istituzioni e come si potrebbe restituire rappresentanza e slancio culturale ed economico al territorio senza perdere la sua identità storica?

Rogliano dovrebbe esercitare la sua leadership. Non lo fa. Quindi, subisce gli individualismi esasperati che con le loro amministrazioni ritengono di rappresentare megalopoli e città metropolitane e non hanno la consapevolezza dei loro limiti, geografici e demografici. Le intelligenza di un tempo non rappresentano più uno stimolo per gli esponenti politici attuali che fatte le debite eccezioni, giocano a fare i Buffone, i Mancini, i Guarasci ma non ne hanno la cifra minima. Tant’è che il Savuto è totalmente assente da decenni dalle istituzioni che contano. Questo dà la misura dei limiti di questa classe dirigente. Chi tenta di emergere viene tirato giù dagli altri, perchè la mediocrità fa cordata.

5. Spesso i giovani del Savuto sembrano disinteressati o “arrendenti” rispetto alla politica locale. Secondo lei, quali sono le cause di questo distacco e cosa si potrebbe fare per coinvolgerli attivamente?

Se c’è fatalismo nella vita pubblica, voglio dire nella politica, questo fatalismo si riflette più diffusamente nella società. Prendiamo lo spopolamento. Nessuno se ne sente interessato, perchè ciascuno sostiene che il processo è un processo più vasto, di fronte al quale le realtà locali sono impotenti. Non è così. Questo porta all’inerzia. Non ci sono piani di contrasto all’emigrazione, come non c’è appetibilità per le residenze. Certo, il problema è macro, ma qui non si fa nemmeno il micro. I giovani ne pagano le conseguenze. Ci sono episodi di disadattamento sociale che non suscitano preoccupazioni nè inducono ad assumere iniziative educative. Ognuno fischietta indifferente: comuni, scuole, chiesa, associazioni. C’è un consiglio comunale che si sia posto il problema non di fare ma quantomeno ragionare su questi temi? Non mi pare. Così i giovani si allontanano dalla vita pubblica e si immergono nell’effimero con tutte le conseguenze. Eppure, c’è una fascia giovanile che è sana e che andrebbe valorizzata. Anche qui siamo quasi al deserto arido delle insensibilità. Radio Gamma in questo senso ha aperto delle porte con diverse iniziative destinate a valorizzare le realtà del territorio. Ma questi sforzi andrebbero incentivati in una progettualità strategica di mobilitazione forativa ed esemplare per le nuove generazioni.

6 Il territorio del Savuto è ricco di patrimonio artistico, culturale e religioso. Quali strategie vedrebbe più efficaci per valorizzarlo, anche in ottica turistica, senza snaturarne l’identità.

Da ispettore onorario dei Beni artistici di questo territorio, posso dire che c’è molto, ma molto, da lavorare. Abbiamo la ricchezza di un passato, che è ricchezza presente, di cui le istituzioni non sono consapevoli. Ci sono potenzialità non utilizzare a dovere. Non ci sono percorsi integrati che segnino itinerari culturali che tocchino le diverse realtà locali. L’offerta è potentissima ma è simmetrica la debolezza pubblica. Solo pochi Comuni hanno cominciato a sviluppare piani di valorizzazione, ma è troppo poco. La Fusione Comunale consentirebbe di coniugare i diversi aspetti del patrimonio di ciascun comune. Quale leadership può intervenire per sollecitare l’avvio di una nuova pagina del presente?

7. Che ruolo dovrebbe avere l’intellettuale nella vita pubblica del territorio? Deve partecipare attivamente e farsi promotore di cambiamento o rischia di restare passivo e marginale?

Gli intellettuali non hanno potere decisionale. Qui l’unico mondo che si muove è quello della cultura. Purtroppo ci sono le controspinte di forze che non sono disponibiliad uscire dei propri habitat. La stessa Fusione dei comuni, agitata da un èlite di studiosi viene stroncata dai sindaci, che, addirittura, si riuniscono per fare fronte comune contro chi li invita a fare fronte comune. E’ stato questo l’episodio che autorizza gli amministratori interessati ad ostentare la loro capacità di associarsi. Vale a dire: si sono associati per dire No a chi li sollecitava ad unrsi. Non è paradossale una cose del genere? Gli intellettuali devono entrare in politica, per condizionare le scelte e i cittadini dovrebbero capirlo: non è tempo di premiare mediocri.

8. Da giornalista e storico del territorio, qual è la sua provocazione: Rogliano e il Savuto stanno davvero sfruttando al massimo il loro potenziale, o stiamo assistendo a una sorta di “pigro accantonamento” delle risorse umane e culturali locali?

Non è pigrizia, è incapacità. È la comodità di fare l’ordinario, quanto basta per erogare stipendi e per prendere stipendi. Il resto sembra non contare, almeno per quelli e, per la verità, non sono tutti, che appaiono essere i più pigri, ma che in effetti, puntano a mantenere inalterato lo status quo. Finché dura … Ogni generalizzazione è un errore: ne sono convinto, ma chi soffre di fatalismo dovrebbe accantonarsi da sé. Il mondo culturale deve predisporsi a passare ad una offensiva più penetrante per mobilitare i cittadini, per stimolarli a riflettere criticamente su questi temi. Altrimenti, tutti dobbiamo rendercene conto, non c’è futuro.

Ringraziamo Ferdinando Perri per aver condiviso con noi riflessioni preziose sul presente e sul futuro del Savuto, tra memoria storica e prospettive di sviluppo. Il nostro viaggio continua: domenica 24 agosto sarà la volta di Eugenio Maria Gallo, professore emerito di materie letterarie,scrittore, poeta e cultore della lingua dialettale, che arricchirà il ciclo di interviste con nuove considerazioni sulla cultura e sull’identità delle nostre comunità.(Fg)

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